Suspiria (1977)

SCHEDA TECNICA

Regia: Dario Argento

Sceneggiatura: Dario Argento, Daria Nicolodi

Cast: Jessica Harper, Stefania Casini, Flavio Bucci, Miguel Bosé, Barbara Magnolfi, Susanna Javicoli, Eva Axén, Alida Valli, Joan Bennett, Udo Kier

Genere: Horror

Durata: 99 minuti

Anno: 1977

La sensazione che attraversa il film è quella di trovarsi in un posto dove qualcosa sembra fuori posto fin dal primo momento. Non serve capire subito cosa stia succedendo: basta entrare dentro la scuola di danza e lasciarsi trascinare da un’atmosfera sempre più inquieta e irreale.

Con Suspiria (1977), Dario Argento si allontana dal thriller classico dei lavori precedenti per avvicinarsi a un horror dominato dalla stregoneria, dall’occulto e da atmosfere sempre più vicine alla fiaba nera. Uscito nel 1977 dopo Profondo rosso (1975), inaugura anche la trilogia delle Tre Madri, proseguita negli anni successivi con Inferno (1980) e La terza madre (2007).

TRAMA

Susy Bannion (Jessica Harper), giovane ballerina americana, arriva a Friburgo per frequentare una prestigiosa accademia di danza. La notte del suo arrivo, mentre un violento temporale si abbatte sulla città, assiste a una scena inquietante che sembra anticipare il clima oscuro che circonda la scuola. Poco dopo, un brutale omicidio sconvolge l’ambiente dell’accademia e alimenta una tensione destinata a crescere sempre di più.

Nei giorni successivi Susy cerca di adattarsi alla nuova vita tra lezioni, insegnanti severe e compagne di corso, ma qualcosa continua a sembrarle fuori posto. Strani malori, comportamenti sospetti e avvenimenti sempre più inspiegabili trasformano l’accademia in un luogo carico di tensione, dove ogni corridoio sembra nascondere un segreto. Con l’aiuto dell’amica Sara (Stefania Casini), la ragazza prova a dare un senso a ciò che sta accadendo, avvicinandosi lentamente a un mistero che sembra intrecciarsi con la storia stessa della scuola.

Per Dario Argento questo film rappresenta uno dei cambiamenti più importanti della sua carriera. Dopo aver perfezionato il thriller con film come Profondo rosso, qui mette in secondo piano l’indagine e la ricerca della verità per costruire qualcosa di diverso. Il mistero resta presente, ma non è più il vero motore del racconto. Più che spiegare, Argento punta a trascinare lo spettatore dentro un’esperienza che sfugge continuamente alla logica.

Argento non cerca mai il realismo. Fin dai primi minuti trasforma l’accademia di danza in un luogo quasi sospeso, una sorta di fiaba nera dominata da corridoi interminabili, stanze inquietanti e ambienti che sembrano osservare i personaggi più che ospitarli. La scuola non è soltanto l’ambientazione del film: diventa una presenza costante, un labirinto che contribuisce a generare inquietudine tanto quanto le minacce che si nascondono al suo interno.

Anche le scenografie contribuiscono a questa sensazione di straniamento. Porte, corridoi e ambienti appaiono spesso sproporzionati rispetto ai personaggi, una scelta che rafforza il legame del film con il mondo delle fiabe e accentua la percezione di trovarsi in una realtà deformata. Fondamentale è il lavoro svolto insieme al direttore della fotografia Luciano Tovoli. I colori accesi e irreali che dominano il film non hanno alcun interesse per il naturalismo e trasformano ogni scena in qualcosa di artificiale e disturbante. Rossi, blu e verdi invadono continuamente l’inquadratura, alterando la percezione della realtà e trasformando ogni ambiente in parte dell’incubo costruito da Argento. Anche la scelta di utilizzare il Technicolor, già poco comune alla fine degli anni ’70, contribuisce a dare al film un’identità unica. La ricerca visiva già presente nei film precedenti raggiunge qui il suo punto più estremo.

Nella regia convivono inoltre influenze diverse. Da una parte si percepisce il fascino per le fiabe più oscure, dall’altra l’eredità dell’espressionismo tedesco, evidente nelle scenografie, nelle geometrie degli ambienti e nel modo in cui luci e ombre deformano continuamente la realtà. Anche gli omicidi vengono trattati come vere e proprie sequenze visive, costruite con una cura quasi coreografica che punta a colpire lo spettatore tanto sul piano estetico quanto su quello emotivo.

A rendere ancora più potente questa esperienza contribuisce il lavoro dei Goblin. La colonna sonora non accompagna semplicemente le immagini, ma diventa una presenza costante che amplifica il senso di minaccia e straniamento. Per ottenere questo risultato, molti brani vennero registrati prima delle riprese e fatti ascoltare direttamente sul set, permettendo agli attori e alla troupe di lavorare già immersi nell’atmosfera del film.

È proprio questa combinazione di immagini, musica e atmosfera a rendere Suspiria diverso da gran parte degli horror del suo periodo. Più che raccontare un incubo, Argento cerca di farlo vivere direttamente allo spettatore, costruendo un’esperienza che continua a mantenere intatta la propria forza visiva anche a distanza di decenni e che ha influenzato numerosi autori negli anni successivi.

La sceneggiatura, scritta da Dario Argento insieme a Daria Nicolodi, prende spunto da Suspiria de Profundis di Thomas De Quincey, opera dalla quale nasce l’idea delle Tre Madri. Da questo spunto prende forma un racconto che mescola stregoneria, occulto e folklore, costruendo un universo in cui il male non appare come una semplice minaccia esterna, ma come una presenza radicata e invisibile che agisce nell’ombra.

A differenza dei thriller realizzati da Argento negli anni precedenti, qui la sceneggiatura non punta tanto alla risoluzione di un enigma quanto alla costruzione di un percorso sempre più inquietante. Molti interrogativi trovano risposta solo in parte, mentre altri vengono lasciati volutamente irrisolti. È una scelta che può lasciare perplessi chi cerca una narrazione rigorosa, ma che contribuisce a rafforzare il carattere quasi fiabesco del film, dove il mistero conta spesso più della spiegazione.

Al centro della storia c’è anche il contrasto tra innocenza e male. Susy entra nell’accademia come una ragazza desiderosa di studiare e costruire il proprio futuro, ma si ritrova gradualmente immersa in una realtà sempre più oscura e minacciosa. Il percorso della protagonista richiama quello delle fiabe tradizionali, in cui l’ingresso in un luogo sconosciuto coincide con una prova da affrontare e con la scoperta di verità nascoste.

Non è un caso: Argento e Daria Nicolodi avevano inizialmente immaginato protagoniste molto più giovani. Sebbene l’idea venne successivamente modificata, la struttura della storia e molte delle sue suggestioni continuano a richiamare il linguaggio e le atmosfere delle fiabe più oscure. Pur presentando alcuni passaggi narrativi meno solidi e qualche semplificazione funzionale all’atmosfera, la sceneggiatura riesce a dare vita a una mitologia che avrebbe avuto un ruolo importante anche nei film successivi della trilogia. Più che chiudere ogni interrogativo, il racconto preferisce lasciare spazio al dubbio e all’inquietudine..

Jessica Harper affronta il ruolo di Susy Bannion con un’interpretazione convincente e fondamentale per l’equilibrio del film. La sua Susy Bannion non è un’eroina d’azione né una protagonista particolarmente carismatica nel senso tradizionale del termine. È una figura che scopre poco alla volta il mondo che la circonda, permettendo allo spettatore di condividere il suo stesso senso di smarrimento. La Harper riesce a trasmettere vulnerabilità e curiosità senza mai risultare passiva, accompagnando efficacemente la progressiva discesa della protagonista nell’incubo che si nasconde dietro l’accademia.

Al suo fianco troviamo Stefania Casini nel ruolo di Sara, uno dei personaggi più importanti all’interno della storia. Il rapporto che si crea tra le due ragazze contribuisce ad alimentare il mistero che avvolge la scuola e rappresenta uno dei pochi punti di riferimento in un ambiente sempre più ostile. Nel cast trova spazio anche Miguel Bosé nel ruolo di Mark, personaggio secondario ma tutt’altro che marginale. All’epoca Bosé era già un volto noto al pubblico internazionale e la sua presenza contribuisce a rafforzare il carattere internazionale della produzione.

Accanto a loro trovano spazio anche due interpreti di grande esperienza come Alida Valli e Joan Bennett, figure che rafforzano ulteriormente il respiro internazionale della produzione. Per Bennett, storica protagonista del cinema hollywoodiano degli anni ’40 e ‘50, Suspiria rappresentò inoltre l’ultima apparizione sul grande schermo.

Uno degli aspetti più interessanti è proprio il carattere internazionale degli interpreti scelti da Argento. Attori provenienti da esperienze e paesi diversi convivono all’interno di un film che guarda oltre i confini del cinema italiano e che fin dalla sua uscita punta a un respiro più ampio. Pur non essendo un’opera costruita attorno alle performance degli attori, il cast contribuisce in maniera importante a rendere credibile e coinvolgente un universo che per sua natura tende continuamente ad allontanarsi dalla realtà.

Il successo ottenuto nel tempo ha trasformato Suspiria in uno dei titoli simbolo dell’horror italiano a livello internazionale. La sua miscela di stregoneria, fiaba nera, musica e sperimentazione visiva ha contribuito a costruire una fama che va ben oltre il cinema di genere, permettendo al film di conservare il proprio fascino anche a distanza di decenni dalla sua uscita.

Il film continua a distinguersi per la capacità di esercitare una forte suggestione sullo spettatore. È proprio questa combinazione di mistero, inquietudine e immaginazione a renderlo ancora oggi una delle opere più significative della filmografia di Dario Argento e un punto di riferimento dell’horror europeo.

TRAILER
Il mio voto
8/10

Un horror che rinuncia spesso alla logica per affidarsi alle sensazioni, lasciando immagini e atmosfere difficili da dimenticare.

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Alla prossima visione,

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