Scappa – Get Out (2017)

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: Get Out

Regia: Jordan Peele

Sceneggiatura: Jordan Peele

Cast: Daniel Kaluuya, Allison Williams, Lil Rel Howery, LaKeith Stanfield, Bradley Whitford, Caleb Landry Jones, Stephen Root, Catherine Keener, Betty Gabriel, Erika Alexander

Genere: Horror, Thriller

Durata: 104 minuti

Anno: 2017

Un complimento può mettere a disagio più di una domanda fuori posto. Soprattutto quando ne arriva un altro, poi un altro ancora, e il discorso torna sempre sul colore della pelle. In Scappa – Get Out (2017) l’attenzione degli altri diventa soffocante molto prima che sia chiaro il motivo.

TRAMA

Chris Washington (Daniel Kaluuya), giovane fotografo afroamericano, accompagna la fidanzata Rose Armitage (Allison Williams) nella casa di campagna della sua famiglia per conoscere i genitori e trascorrere con loro il fine settimana. Prima della partenza scopre che lei non ha detto ai suoi che è nero, ma Rose lo rassicura: non sarà un problema.

Dean (Bradley Whitford) e Missy (Catherine Keener) lo accolgono con cordialità, anche se alcune conversazioni risultano subito imbarazzanti. L’insistenza del fratello di Rose, Jeremy (Caleb Landry Jones), e gli strani comportamenti dei domestici Walter (Marcus Henderson) e Georgina (Betty Gabriel) alimentano però un disagio che Chris fatica sempre più a ignorare.

Chris e Rose con Dean e Missy Armitage in giardino, mentre Georgina serve da bere, in Scappa – Get Out (2017).

La casa degli Armitage sembra il posto ideale per trascorrere un fine settimana. È spaziosa, immersa nel verde e fotografata da Toby Oliver con una luce calda che accompagna l’accoglienza dei proprietari. Jordan Peele, al suo esordio nella regia di un lungometraggio, lascia emergere il disagio attraverso le domande insistenti e le reazioni fuori posto dei suoi abitanti. Durante la cena, Jeremy, fratello di Rose, insiste sulla predisposizione di Chris alla lotta, attribuendola al suo patrimonio genetico, fino a volerlo coinvolgere in una dimostrazione pratica. Chris cerca di restare educato mentre l’altro si prende sempre più libertà: il disagio nasce anche dall’attesa di capire fino a che punto si spingerà. L’intervento della famiglia interrompe il confronto, senza cancellare l’imbarazzo.

La scena dell’ipnosi è quella in cui Peele trasmette con maggiore forza la perdita di controllo. Chris sprofonda nel buio, mentre la stanza si allontana fino a diventare una piccola superficie luminosa. Il corpo sospeso e la distanza rendono concreta l’impotenza, mentre il rumore del cucchiaino nella tazza trasforma un gesto ordinario in una minaccia. Quello spazio richiama anche una sala cinematografica: Chris assiste agli eventi senza poterli cambiare. La marginalizzazione assume così una forma visiva: può vedere e sentire, ma non riesce ad agire o a farsi ascoltare.

Walter e Georgina provocano un’inquietudine diversa, fatta di gesti ed espressioni che sembrano non corrispondere alle parole. La vicinanza della macchina da presa ai volti rende questi incontri particolarmente scomodi, costringendo a scrutare reazioni che non trovano ancora una spiegazione. Le voci corali della musica di Michael Abels rafforzano il senso di allarme. Nella parte conclusiva, Peele accelera il ritmo e passa a un’azione più violenta, mantenendo al centro la lotta di Chris per sottrarsi al pericolo.

Peele firma anche la sceneggiatura, premiata con l’Oscar nel 2018, nella quale l’imbarazzo dell’incontro con i genitori diventa gradualmente paura. Il rapimento iniziale avverte lo spettatore, ma la visita conserva a lungo i modi di una commedia. Chris teme di non essere accettato, Rose lo rassicura e gli Armitage cercano di mostrarsi disponibili. Il ritmo inizialmente più lento permette di seguire le conversazioni e coglierne le stranezze, prima che gli episodi diventino troppo inquietanti per essere ignorati. Rose è il legame di Chris con quella famiglia, e la fiducia nella ragazza contribuisce a trattenerlo anche quando comincia a sentirsi fuori posto. Fra le influenze dichiarate, Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York (1968) e La fabbrica delle mogli (1975) si riconoscono nella costruzione di un ambiente apparentemente ospitale, dove il protagonista fatica a capire di chi fidarsi. A La notte dei morti viventi (1968) rimanda invece la scelta di mettere un uomo nero al centro dell’orrore, facendo emergere attraverso la sua esperienza le tensioni razziali della società americana.

Attraverso gli Armitage, Peele prende di mira un ambiente bianco, benestante e progressista, convinto che le proprie idee politiche bastino a renderlo immune dai pregiudizi. Il riferimento a Obama, le osservazioni sulle qualità atletiche e la curiosità sessuale riconducono continuamente Chris al colore della pelle. L’interesse degli ospiti riguarda soprattutto ciò che credono di sapere sui neri, molto meno quello che potrebbero scoprire conoscendolo. Chris teme di essere respinto, mentre riceve un’attenzione che lo fa sentire esaminato. L’ammirazione assume così un significato inquietante: desiderare un corpo o determinate capacità può convivere con l’indifferenza verso la libertà di chi le possiede. Peele mostra come il pregiudizio possa esprimersi anche attraverso l’apprezzamento, quando le qualità attribuite a qualcuno diventano più importanti della sua individualità.

La professione di Chris rafforza il tema dello sguardo. È un fotografo, abituato a osservare, ma durante la visita diventa lui l’oggetto dell’attenzione altrui. Il trauma legato alla madre aggiunge invece una dimensione personale all’esperienza dell’ipnosi: il senso di colpa che porta dall’infanzia rende ancora più dolorosa l’impossibilità di reagire. Alcuni dialoghi insistono però troppo sulla sua preoccupazione di essere nero in un ambiente bianco. Il tema emerge già dai comportamenti, e sentirlo ribadire rende certi scambi meno naturali. In quei momenti si avverte la volontà di Peele di sottolineare un concetto che le scene comunicano già con chiarezza.

Le telefonate dell’amico Rod interrompono la tensione con un umorismo che conserva sfumature da black comedy anche quando la vicenda si fa più cupa. Qualche battuta è eccessivamente colorita, ma queste pause trovano spazio senza spezzare il racconto. La spiegazione del mistero richiede invece di accettare una premessa fantasiosa e qualche passaggio forzato. L’idea resta abbastanza originale da funzionare e dà un senso ai comportamenti anomali osservati fino a quel momento.

Chris e Rose conversano con gli ospiti durante il ricevimento nel giardino degli Armitage in Scappa – Get Out (2017).

Daniel Kaluuya rende credibile Chris soprattutto nei momenti in cui cerca di nascondere il disagio. Sorride, risponde con cautela e osserva le reazioni altrui prima di esporsi. Nella scena dell’ipnosi, lo sguardo fisso e le lacrime comunicano la paura anche quando il corpo rimane immobile. Quando deve reagire, la prudenza lascia spazio a gesti più decisi, senza che il cambiamento sembri improvviso o estraneo al personaggio.

Allison Williams costruisce il rapporto tra Rose e Chris attraverso la familiarità dei gesti e l’umorismo condiviso. Le rassicurazioni sembrano quelle di una ragazza consapevole delle abitudini imbarazzanti dei propri genitori, e questo aiuta a comprendere perché Chris continui a fidarsi di lei. Williams mantiene naturale questa complicità anche quando le stranezze della famiglia diventano difficili da giustificare.

Bradley Whitford e Catherine Keener interpretano i genitori con atteggiamenti diversi: Dean cerca continuamente di mostrarsi amichevole, mentre Missy mantiene un tono pacato anche quando le domande diventano personali. L’aggressività di Caleb Landry Jones rompe questa cortesia e rende Jeremy il familiare con cui è più difficile sostenere una conversazione. Fra gli altri interpreti, Betty Gabriel offre il momento più disturbante quando Georgina continua a sorridere mentre le scendono le lacrime. Lei, Marcus Henderson e LaKeith Stanfield rendono gli incontri con Chris scomodi proprio quando lui cerca un’intesa: le risposte troppo formali e i gesti innaturali lo disorientano ulteriormente. Le telefonate con Rod riportano invece una familiarità assente nella casa, grazie alla schiettezza e alla sicurezza con cui Lil Rel Howery interpreta l’amico.

Primo piano di Georgina, che sorride mentre le scendono le lacrime, in Scappa – Get Out (2017).

Il sollievo delle telefonate con Rod dura poco: nella casa, Chris deve continuare a misurare parole e reazioni. Quando arriva il momento di difendersi, vederlo abbandonare quella cautela ha un effetto liberatorio. La violenza della fuga diventa parte di questa soddisfazione, anche se Peele conserva spazio per un ultimo momento di apprensione.

Il successo di Scappa – Get Out ha imposto Peele all’attenzione come autore e riportato al centro dell’horror il punto di vista afroamericano, facendo discutere di razzismo anche attraverso scene e immagini entrate nell’immaginario collettivo. Il film lascia soprattutto il disagio di essere apprezzati per le proprie qualità senza essere rispettati come persone. È l’aspetto più amaro della storia, che cambia anche il significato dei complimenti iniziali. Alcuni dialoghi insistono più del necessario e la spiegazione presenta qualche forzatura, ma Peele sa far avvertire la minaccia molto prima di rivelarne la natura.

TRAILER
Il mio voto
7/10

Un esordio di personalità, più convincente nel costruire il sospetto che nello scioglierlo, ma capace di chiudere con un finale liberatorio.

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Alla prossima visione,

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