Un pesce di nome Wanda (1988)

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: A Fish Called Wanda

Regia: Charles Crichton

Sceneggiatura: John Cleese

Cast: John Cleese, Jamie Lee Curtis, Kevin Kline, Michael Palin, Maria Aitken, Tom Georgeson, Patricia Hayes, Geoffrey Palmer, Stephen Fry

Genere: Commedia

Durata: 108 minuti

Anno: 1988

Wanda è una donna affascinante, capace di capire rapidamente quale leva usare con chi le sta davanti. Ma Wanda è anche il nome di un pesce. Prima di diventare A Fish Called Wanda, il film aveva il titolo provvisorio A Goldfish Called Wanda: un accostamento curioso, il cui significato emergerà soltanto nel corso della storia.

In Un pesce di nome Wanda (1988) nessun rapporto è davvero ciò che sembra. Sentimenti, fedeltà e alleanze cambiano secondo la convenienza, mentre dietro ogni complicità c’è sempre qualcuno pronto a tradire per arrivare prima degli altri.

TRAMA

Il criminale George Thomason (Tom Georgeson) organizza una rapina in una gioielleria insieme al fidato Ken Pile (Michael Palin), all’amante Wanda Gershwitz (Jamie Lee Curtis) e a Otto West (Kevin Kline), presentato come il fratello della donna ma in realtà suo complice e amante.

Dopo il colpo, Wanda e Otto fanno arrestare George con l’intenzione di impadronirsi dei gioielli, scoprendo però che il bottino è stato trasferito in un luogo conosciuto soltanto da lui e Ken. Mentre quest’ultimo riceve l’incarico di eliminare l’unica testimone della rapina, Wanda avvicina Archie Leach (John Cleese), l’avvocato difensore di George, sperando che possa condurla alla refurtiva. La gelosia di Otto e i continui doppi giochi finiscono presto per complicare i suoi piani.

Wanda, George, Otto e Ken in una scena di Un pesce di nome Wanda (1988).

A dirigere il film è Charles Crichton, che compì 77 anni durante le riprese e tornava al cinema dopo oltre vent’anni. Il suo nome era legato soprattutto alle commedie degli Ealing Studios e a L’incredibile avventura di Mr. Holland (1951), dove già una rapina apriva la strada a contrattempi e situazioni sempre più difficili da controllare. Anche in Un pesce di nome Wanda il colpo occupa uno spazio secondario rispetto alle sue conseguenze. Incontri interrotti, ingressi nel momento sbagliato e bugie che richiedono nuove spiegazioni accompagnano la lotta per il bottino, mentre Crichton passa dall’imbarazzo di Archie a una comicità molto più cattiva senza creare uno stacco tra le due.

Archie sorpreso completamente nudo dalla famiglia che abita nell’appartamento trasforma un incontro clandestino in una lunga umiliazione. La tortura di Ken segue una strada diversa: le patatine infilate nel naso e i pesci usati come minaccia spingono la crudeltà a un livello talmente assurdo da far ridere per il suo stesso eccesso.

Il film perde invece qualcosa quando torna a concentrarsi sugli spostamenti dei diamanti e sulla ricerca del loro nascondiglio. Gli incastri rimangono chiari, ma le risate diventano meno frequenti rispetto alle scene in cui sono le debolezze dei personaggi a mandare tutto fuori controllo.

Archie Leach cerca di coprirsi con una fotografia in Un pesce di nome Wanda (1988).

John Cleese arrivò alla versione definitiva della sceneggiatura dopo tredici stesure, alcune dedicate ai personaggi e altre alla logica dell’intreccio sviluppato insieme a Crichton. Il risultato è una catena di informazioni incomplete, tradimenti e bugie nella quale ogni problema risolto ne apre immediatamente un altro. Anche l’accostamento anticipato dal titolo acquista un senso preciso: Wanda è il pesce al quale Ken è più affezionato.

La comicità nasce anche dal contrasto tra britannici e americani. Archie reprime ogni emozione fino a sembrare incapace di vivere, mentre Otto invade qualsiasi spazio con la propria aggressività e cita la filosofia senza comprenderla. La sua presunzione produce alcuni scambi divertenti, ma il film insiste così spesso sulla sua stupidità da rendere il personaggio a tratti ripetitivo.

Il rapporto tra Archie e Wanda cambia il tono del racconto. È credibile che un uomo maturo, soffocato da un matrimonio spento e da una vita regolata dalle apparenze, rimanga travolto da una donna più giovane, sensuale e imprevedibile. È meno chiaro, invece, il momento in cui Wanda smette di considerarlo soltanto uno strumento per raggiungere il bottino. Questa incertezza trova una spiegazione nella lavorazione: la conclusione originaria era più cinica, ma il pubblico delle proiezioni di prova, ormai coinvolto nella relazione, la respinse. Furono quindi aggiunte alcune scene e il finale venne reso più sentimentale, una scelta che soddisfa maggiormente lo spettatore ma attenua la natura manipolatrice mostrata da Wanda fino a quel momento.

Otto osserva l’acquario di Ken in Un pesce di nome Wanda (1988).

John Cleese chiamò il proprio personaggio Archie Leach, vero nome di Cary Grant, perché considerava il film quanto di più vicino avrebbe mai potuto fare a un suo ruolo. Di quell’eleganza, però, Archie possiede soprattutto l’aspirazione: Cleese diverte quando l’infatuazione lo rende goffo e lo costringe a inventare spiegazioni che peggiorano continuamente la situazione. Convince meno quando acquista sicurezza e si avvicina all’eroe romantico che vorrebbe essere. A farlo vacillare è soprattutto il carisma di Jamie Lee Curtis, che affida Wanda a una sensualità usata con piena consapevolezza. Il personaggio cambia tono e atteggiamento secondo l’uomo che vuole controllare, ma è la presenza dell’attrice a spiegare l’effetto esercitato sugli altri. Fu sempre Curtis a suggerire che nella scena dell’appartamento fosse Cleese, anziché lei, a comparire nudo: la nudità di Wanda avrebbe distratto dalla gag, mentre quella di Archie trasformava il suo desiderio di libertà in un’umiliazione completa.

A spezzare continuamente il loro avvicinamento interviene Otto, al quale Kevin Kline dà una combinazione di gelosia, violenza e presunzione intellettuale. Lo stesso attore ammise di non aver mai compreso completamente un personaggio diviso tra capacità fisiche e un’ignoranza che non riesce ad accettare. Kline non cerca alcuna misura e proprio questa esagerazione, nonostante qualche insistenza di troppo, gli valse l’Oscar. Nella versione originale Otto cerca di eccitare Wanda parlando un italiano improvvisato e, dopo aver esaurito le parole preparate, si mette a cantare Volare, aggiunta spontaneamente da Kline. Nel doppiaggio italiano la lingua viene sostituita con lo spagnolo, conservando così il senso della scena.

Michael Palin porta il film su un registro diverso attraverso la fragilità di Ken. Il personaggio accetta di eliminare una testimone, ma ogni tentativo provoca la morte accidentale di uno dei suoi cani e il suo dolore è troppo sincero perché lo si possa odiare. La gag non fa ridere per la sorte degli animali, ma per l’accanimento contro la persona che meno avrebbe voluto colpirli. Per la balbuzie Palin si ispirò al padre, che ne soffriva in forma grave, usandola per esprimere la tensione di un uomo molto più a proprio agio con gli animali che con le persone.

Wanda seduce Archie in Un pesce di nome Wanda (1988).

Un pesce di nome Wanda alterna scene ancora esilaranti ad altre nelle quali si avverte troppo la preparazione della battuta. I momenti migliori restano impressi, ma tra l’uno e l’altro il film non mantiene la stessa brillantezza.

La ripetitività di Otto e il finale reso più sentimentale smussano parte della cattiveria che aveva dato al film la sua personalità. Resta una commedia piacevole da ritrovare quando ricompare in televisione, ma non una di quelle che fanno venire immediatamente voglia di ricominciare da capo.

TRAILER
Il mio voto
6.5/10

Un ingranaggio ben costruito che diverte senza raggiungere la brillantezza suggerita dalla sua fama.

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Alla prossima visione,

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