
Titolo originale: Black Widow
Regia: Bob Rafelson
Sceneggiatura: Ronald Bass
Cast: Debra Winger, Theresa Russell, Sami Frey, Dennis Hopper, Nicol Williamson
Genere: Thriller, Noir
Durata: 93 minuti
Anno: 1987
L’idea è di quelle che funzionano subito: una donna affascinante, elegante, calcolatrice, che seduce uomini ricchi, li sposa e li elimina senza lasciare tracce. Dall’altra parte, un’investigatrice che prova a starle dietro e a smascherarla. La vedova nera (1987) si sviluppa da qui, con un tono da thriller adulto costruito soprattutto sul confronto tra le due protagoniste.
Il problema è che continua semplicemente a girare intorno a questa idea senza portarla davvero oltre.
Alexandra Barnes (Debra Winger), agente federale, inizia a collegare una serie di morti sospette di uomini molto ricchi. Dietro questi casi sembra esserci sempre una figura femminile diversa, ma qualcosa non torna: il sospetto è che si tratti della stessa donna che cambia identità ogni volta.
Seguendo questa pista, Alex arriva a Catharine (Theresa Russell), una donna affascinante e sfuggente che si muove tra relazioni e ambienti esclusivi con estrema naturalezza. Convinta di aver trovato la persona giusta, decide di avvicinarla, entrando progressivamente nella sua vita per osservarla da vicino.
Le indagini la portano fino alle Hawaii, dove la distanza tra le due si riduce sempre di più. Ma mentre Alex prova a smascherarla, Catharine continua a muoversi con sicurezza, mantenendo il controllo della situazione e sembrando sempre un passo avanti.

La regia di Bob Rafelson si concentra soprattutto sull’atmosfera e sui personaggi. Le location funzionano, l’estetica anni ’80 è valorizzata bene, e il film mantiene sempre un’eleganza visiva evidente. Il problema è che sotto quella superficie manca qualcosa che tenga davvero alta la tensione.
La sceneggiatura di Ronald Bass è il punto debole, perché non riesce a dare abbastanza peso agli eventi. Il passare del tempo è poco chiaro, non si percepisce davvero quanto accade tra un evento e l’altro, e questo finisce per indebolire anche il rapporto tra le due protagoniste. Anche il ritmo ne risente: il film continua a muoversi nello stesso registro senza creare una vera crescita della tensione, fino a un finale che semplifica troppo quello che era stato costruito.
Theresa Russell attraversa il film cambiando identità, da Catharine a Marielle fino a Rennie. Rimane sempre fredda e controllata, senza mai esagerare. E quando il film inizia a girare a vuoto, è soprattutto lei a impedirgli di crollare del tutto.
Debra Winger è Alexandra Barnes. La segue da vicino, la osserva, le gira intorno, ma il film non le concede mai il momento in cui il confronto prende davvero forma. Non diventa mai uno scontro forte come dovrebbe. C’è anche Dennis Hopper come Ben Dumers, presenza breve che resta di passaggio.

La vedova nera è uno di quei thriller anni ’80 che puntano più su atmosfera e stile che su ritmo e tensione. Un’impostazione che oggi si vede molto meno, ma che qui mostra anche i suoi limiti quando manca una struttura abbastanza solida sotto.
Resta un film che trova il suo punto di forza soprattutto in Theresa Russell, spesso più interessante della storia che le ruota attorno. Ma quando dovrebbe alzare il livello, si ferma. E alla fine tutto quello che costruisce resta sospeso, senza trovare una chiusura davvero all’altezza.
Atmosfera e stile restano impressi più della tensione: elegante, ma troppo freddo per coinvolgere davvero fino in fondo.
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Alla prossima visione,
Il Collezionista di Cinema
