
Regia: Vincenzo Alfieri
Sceneggiatura: Vincenzo Alfieri, Giuseppe G. Stasi
Cast: Justin De Vivo, Francesco Gheghi, Beatrice Puccilli, Enrico Borello, Giordano Giansanti, Luca Petrini, Francesco Di Leva, Sergio Rubini, Maurizio Lombardi, Josafat Vagni, Daniele Cartocci, Chiara Celotto
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 121 minuti
Anno: 2025
Ci vogliono quaranta secondi.
Quaranta secondi per distruggere una vita, per trasformare una serata qualunque in una tragedia, per dimostrare quanto basti poco quando rabbia, ignoranza e branco si incontrano nel posto sbagliato al momento sbagliato. 40 secondi (2025) prende forma da questo tempo preciso, che non è solo una misura, ma una condanna.
Alle tre del mattino del 6 settembre 2020, a Colleferro, un pestaggio costa la vita al ventunenne Willy Monteiro Duarte (Justin De Vivo). Tra i primi a intervenire c’è il maresciallo Ludovico (Francesco Di Leva), mentre il film torna indietro e ricostruisce le ventiquattro ore che precedono la tragedia.
Maurizio (Francesco Gheghi), giovane frustrato e in cerca di riconoscimento, prova a farsi accettare dal gruppo frequentato da Cosimo (Enrico Borello) e dai fratelli Lorenzo (Luca Petrini) e Federico (Giordano Giansanti). Nello stesso momento, Michelle (Beatrice Puccilli) vive una serata segnata dalle tensioni con il fidanzato Cristian (Daniele Cartocci), mentre i diversi percorsi dei protagonisti finiscono lentamente per convergere nello stesso luogo.
Quando una discussione all’esterno di un locale degenera e la situazione sfugge di mano, Willy si ritrova coinvolto quasi per caso. Intervenuto per aiutare un amico, diventa il bersaglio di una violenza improvvisa che si consuma in pochi istanti, trasformando una notte qualunque in una tragedia destinata a lasciare un segno profondo.

Vincenzo Alfieri costruisce il film su una struttura frammentata che torna più volte indietro, seguendo i diversi personaggi coinvolti. Non è una scelta originale in sé, ma qui serve a mostrare come percorsi separati finiscano per convergere nello stesso punto, portando progressivamente tutto a incrociarsi. Il racconto si muove quindi per blocchi, seguendo di volta in volta Maurizio, Michelle, i fratelli e Willy, ricomponendo progressivamente il quadro della serata.
La sceneggiatura, scritta dallo stesso Alfieri insieme a Giuseppe G. Stasi e ispirata all’omonimo libro della giornalista Federica Angeli, mette insieme frammenti di vita e relazioni senza approfondire davvero i singoli personaggi, limitandosi a suggerire il contesto in cui la violenza prende forma.
L’uso del formato 4:3 accentua la sensazione di chiusura e compressione, limitando lo spazio e contribuendo a un senso di inevitabilità. È una regia che osserva e ricostruisce, mantenendo una certa distanza dagli eventi senza cercare scorciatoie emotive o enfatizzazioni spettacolari.
L’intento è chiaro: non spiegare tutto, ma mostrare come dinamiche quotidiane e motivi futili possano degenerare rapidamente. Il problema è che molti passaggi restano accennati, senza una vera progressione narrativa o emotiva, e il percorso che porta alla tragedia appare più ricostruito che realmente approfondito.

Justin De Vivo è Willy Monteiro Duarte, ragazzo normale con aspirazioni e una vita semplice, travolto da una violenza improvvisa. Accanto a lui c’è Maurizio, interpretato da Francesco Gheghi, giovane fragile e frustrato che cerca riconoscimento in un contesto sbagliato. L’attore, già emerso nel panorama italiano con diversi ruoli da protagonista, restituisce bene l’inquietudine e il bisogno di appartenenza del personaggio, mentre Enrico Borello è Cosimo, figura di riferimento del gruppo e punto di contatto con i fratelli. La scelta di puntare su interpreti giovani e in gran parte ancora poco noti contribuisce a rendere il racconto più credibile e aderente alla realtà.
Federico è interpretato da Giordano Giansanti, mentre Lorenzo ha il volto di Luca Petrini, presenza dominante e violenta all’interno del gruppo, già inserita in dinamiche di illegalità. Beatrice Puccilli è Michelle, coinvolta nella dinamica della serata insieme al fidanzato Cristian, interpretato da Daniele Cartocci, da cui nasce il conflitto iniziale.
Francesco Di Leva interpreta il maresciallo Ludovico, figura delle forze dell’ordine che si muove attorno alla vicenda. Sergio Rubini è il padre di Rossella, portata in scena da Chiara Celotto, fidanzata incinta di Lorenzo e coinvolta direttamente nelle conseguenze delle sue scelte. Completano il cast Maurizio Lombardi nei panni dello chef Tocai e Josafat Vagni in quelli di Renato, entrambi legati all’ambiente di lavoro di Willy.


La vicenda reale dietro 40 secondi
Il film si ispira alla vicenda reale dell’uccisione di Willy Monteiro Duarte, avvenuta nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro. Willy, 21 anni, intervenne per difendere un amico durante una rissa e venne aggredito brutalmente da più persone in un pestaggio che non gli lasciò scampo. L’episodio, nato da motivi futili, scosse profondamente l’opinione pubblica italiana, diventando un simbolo della violenza di gruppo e delle dinamiche di branco. Per il coraggio dimostrato, Willy è stato insignito postumo della Medaglia d’Oro al Valor Civile dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Nel film, a eccezione di Willy, i nomi dei personaggi sono stati modificati, pur mantenendo un chiaro riferimento ai protagonisti reali della vicenda. Nella realtà, i responsabili dell’aggressione furono i fratelli Marco Bianchi e Gabriele Bianchi, insieme a Francesco Bellaggia e Mario Pincarelli, successivamente condannati per l’omicidio. La scelta di concentrarsi sulle ore precedenti, evitando di soffermarsi sulle conseguenze giudiziarie, sposta l’attenzione dal caso in sé al contesto e alle dinamiche che portano alla violenza. Il titolo richiama il tempo reale in cui si consuma il pestaggio: appena quaranta secondi.
40 secondi racconta una tragedia reale con un approccio misurato, ma proprio per questo finisce spesso per restare in superficie. La vicenda colpisce soprattutto per il peso di ciò che è realmente accaduto, mentre il film fatica a costruire da solo lo stesso coinvolgimento. Pur ricostruendo con chiarezza gli eventi che portano alla tragedia, lascia la sensazione di non aver approfondito abbastanza i suoi personaggi e le dinamiche che li spingono verso quel finale.
Colpisce quando arriva al punto, ma non costruisce abbastanza per farci arrivare davvero alla tragedia.
🛒 Acquista il film in home video
Vuoi aggiungerlo alla tua collezione?
⚠️ Nota: Alcune edizioni potrebbero essere temporaneamente non disponibili. La sezione viene aggiornata periodicamente per segnalarne ristampe o nuove uscite.
Alla prossima visione,
Il Collezionista di Cinema
