Carlito’s Way (1993)

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: Carlito’s Way

Regia: Brian De Palma

Sceneggiatura: David Koepp

Cast: Al Pacino, Sean Penn, Penelope Ann Miller, Luis Guzman, John Leguizamo, Jorge Porcel, Joseph Siravo, Viggo Mortensen

Genere: Drammatico, Gangster, Noir, Crime

Durata: 144 minuti

Anno: 1993

Carlito’s Way (1993) non è il classico gangster movie da gloria e pallottole: è il ritratto crepuscolare di un uomo deciso a lasciarsi il passato alle spalle, ma destinato a scoprire che certi legami non si spezzano facilmente. Brian De Palma firma un noir raffinato e amaro, che parla più di destino che di crimine.

Al Pacino torna a vestire i panni del criminale, ma qui interpreta un uomo solitario e malinconico, sospeso tra redenzione e rovina. Non c’è l’ambizione smisurata di Tony Montana, ma la consapevolezza di chi sa di avere poco tempo e poche possibilità.

TRAMA

Carlito Brigante (Al Pacino) esce di prigione deciso a chiudere per sempre con la malavita. Vuole accumulare abbastanza denaro per trasferirsi ai Caraibi e ricominciare da zero, ma il passato continua a rincorrerlo. A impedirgli di voltare davvero pagina è soprattutto David Kleinfeld (Sean Penn), avvocato ambiguo e amico di lunga data, sempre più coinvolto in traffici pericolosi, mentre l’ambiente in cui Carlito ha vissuto continua a trascinarlo dentro dinamiche che conosce fin troppo bene.

L’unica vera possibilità di salvezza è Gail (Penelope Ann Miller), ex fidanzata ritrovata dopo gli anni trascorsi in carcere, oggi ballerina determinata e indipendente, simbolo concreto della vita che Carlito sogna di costruire lontano dal crimine. Ma ogni tentativo di fare un passo avanti viene ostacolato da piccoli compromessi, favori concessi ed errori di valutazione. Il destino si insinua nei dettagli. E più Carlito cerca di allontanarsi dal mondo che ha sempre conosciuto, più quel passato accelera inesorabilmente verso di lui.

Al Pacino e Penelope Ann Miller in una scena di Carlito's Way (1993).

Brian De Palma mette da parte l’enfasi e costruisce un noir dominato dal destino e dalla malinconia. Fin dall’inizio il suo obiettivo fu quello di non realizzare un altro gangster movie tradizionale, ma un film in cui la tensione nasce dall’attesa, dai personaggi e dal peso delle loro scelte. I movimenti di macchina sono fluidi e calcolati, costruiscono suspense attraverso lo spazio e il modo in cui i personaggi lo attraversano, più che attraverso l’azione. La celebre sequenza finale tra Harlem-125th Street e Grand Central Terminal è una lezione di regia: carrellate, scale mobili, sguardi che si incrociano e livelli che si sovrappongono accompagnano un inseguimento di straordinaria chiarezza visiva. Girata realmente nelle stazioni di New York, richiese un’enorme preparazione logistica, con treni riprogrammati e un attento lavoro di montaggio per mantenere sempre chiara la geografia dell’azione. Anche il resto del film sfrutta quasi esclusivamente location reali della città, contribuendo a renderne ancora più autentica l’atmosfera.

De Palma lavora sul tempo più che sulla violenza: allunga le scene, lascia respirare l’ansia e fa sentire il peso delle decisioni. Emblematica è la lunga sequenza della sala da biliardo, che lo studio giudicava eccessiva ma che il regista volle addirittura ampliare perché fondamentale per definire il personaggio e la tensione del racconto. Se in Scarface (1983) l’ambizione esplodeva, qui tutto è più trattenuto e malinconico. Anche la musica segue questa direzione. I brani soul, latin jazz e salsa fanno parte della vita dei personaggi e contribuiscono a restituire l’atmosfera della New York portoricana degli anni ’70, mentre la partitura di Patrick Doyle accompagna con discrezione i momenti più intimi del film. Regia e colonna sonora lavorano insieme per rafforzare il senso di un destino da cui Carlito sembra non poter sfuggire.

Carlito Brigante durante la celebre sequenza finale di Carlito's Way (1993).

La sceneggiatura firmata da David Koepp è tratta dai romanzi di Edwin Torres, ma si ispira soprattutto a After Hours (1979), secondo capitolo dedicato a Carlito Brigante, pur mantenendo il titolo del primo libro per evitare confusione con l’omonimo film di Martin Scorsese del 1985. Koepp lavorò per circa due anni allo script insieme al produttore Martin Bregman, costruendo un racconto in cui ogni scelta sembra avvicinare inevitabilmente il protagonista al proprio destino.

La voce narrante di Carlito chiarisce fin dall’inizio la direzione del racconto: non stiamo assistendo a una scalata criminale, ma a un conto alla rovescia. Fu anche uno degli elementi più complessi da perfezionare durante la scrittura e venne riscritta più volte, anche su suggerimento di Brian De Palma, fino a trovare la forma definitiva.

Il film non vive di colpi di scena clamorosi, ma di scelte sbagliate, favori concessi, compromessi e illusioni che si accumulano fino a chiudere ogni via di fuga. È proprio questa costruzione a renderlo efficace: Carlito vuole cambiare vita, ma il mondo intorno a lui continua a ragionare secondo le vecchie regole. Ogni persona che incontra sembra ricordargli chi è stato e quanto sia difficile uscire davvero da un ambiente che ti identifica con il tuo passato. Puoi decidere di cambiare, ma il passato continua a chiedere il conto.

Carlito Brigante (Al Pacino) riflette sul proprio passato in una scena di Carlito's Way (1993).

Al Pacino è intenso senza esagerare: il suo Carlito è un uomo maturo, stanco e consapevole, lontano dai soliti gangster spavaldi. Riesce a far sentire la fragilità di chi è intrappolato in un destino che non può controllare, lavorando su pause e sguardi, trasmettendo tutta la stanchezza e la lucidità del personaggio. Il personaggio nasce dai romanzi semi-autobiografici di Edwin Torres, ex giudice newyorkese che conosceva da vicino il mondo del crimine portoricano, e questa origine si riflette nella concretezza e nell’autenticità che Pacino riesce a restituire sullo schermo. Per prepararsi al ruolo, l’attore trascorse del tempo con lo stesso Torres nei quartieri di East Harlem, immergendosi nell’ambiente che aveva ispirato Carlito e contribuendo anche ad alcuni dettagli del look del personaggio, come la barba.

Al suo fianco, Sean Penn firma probabilmente la prova più sorprendente del film. Irriconoscibile grazie alla trasformazione fisica, dà vita a un Dave Kleinfeld viscido, ambiguo e divorato dall’insicurezza. La permanente, gli occhiali e l’attaccatura dei capelli arretrata contribuiscono a renderlo un personaggio tanto sopra le righe quanto autentico, capace di diventare il vero detonatore della tragedia.

Penelope Ann Miller convince nel ruolo di Gail, l’unica luce nella vita di Carlito, portando dolcezza ma anche determinazione e rendendo credibile la possibilità di una vera redenzione. Non fu una scelta casuale: il personaggio richiedeva un’attrice in grado di sostenere sia il lato emotivo della storia sia le numerose sequenze di ballo, e Miller riesce a trovare un equilibrio naturale tra forza e vulnerabilità.

Anche i comprimari contribuiscono a dare spessore al racconto senza mai risultare semplici figure di contorno. Luis Guzmán è un Pachanga leale ma ingenuo, John Leguizamo incarna alla perfezione l’arroganza e l’impulsività di Benny Blanco, simbolo di una nuova generazione di criminali priva del codice d’onore dei suoi predecessori, mentre Viggo Mortensen, pur apparendo in una sola scena, riesce a lasciare un’impressione sorprendentemente duratura nei panni di Lalin.

Carlito Brigante e David Kleinfeld in una scena di Carlito's Way (1993).

Carlito’s Way è un film sulla consapevolezza. Non racconta l’ascesa di un criminale, ma l’illusione di poter uscire dal proprio passato senza pagarne il prezzo. Brian De Palma firma un noir elegante e malinconico, che rinuncia alla spettacolarità per concentrarsi sui personaggi e sul peso delle loro scelte. È proprio questa scelta ad averne consolidato il valore nel tempo. Se all’uscita non ebbe l’impatto culturale di Scarface (1983) e venne inevitabilmente messo a confronto con quel film, negli anni è stato progressivamente rivalutato da critica e pubblico, fino a essere considerato una delle opere più mature e riuscite della collaborazione tra Brian De Palma e Al Pacino. Ancora oggi Carlito’s Way è ricordato come uno dei noir più intensi e malinconici del cinema americano degli anni ’90.

TRAILER
Il mio voto
8/10

Non è il classico gangster movie: vive di personaggi, di scelte e delle loro conseguenze, raccontate con l’eleganza della regia di Brian De Palma.

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