
Titolo originale: The Ritual
Regia: David Midell
Sceneggiatura: David Midell, Enrico Natale
Cast: Al Pacino, Dan Stevens, Ashley Greene, Abigail Cowen, María Camila Giraldo, Meadow Williams, Patrick Fabian, Patricia Heaton
Genere: Horror
Durata: 98 minuti
Anno: 2025
Il filone degli esorcismi continua ciclicamente a tornare sul grande schermo. Possessioni, riti estremi e lotte interiori tra fede e demoni sono ormai elementi familiari del genere, ma ogni nuovo titolo deve inevitabilmente confrontarsi con un immaginario che sembra aver già detto quasi tutto. L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (2025) porta sullo schermo uno dei casi di possessione più celebri della storia americana, scegliendo un approccio più realistico e affidandosi a un cast di grande richiamo.
Nel 1928, nella cittadina di Earling, in Iowa, la giovane Emma Schmidt (Abigail Cowen) è tormentata da inspiegabili fenomeni che alimentano il sospetto di una possessione demoniaca. Dopo numerosi tentativi falliti di trovare una spiegazione ai suoi disturbi, la Chiesa decide di affidare il caso a padre Theophilus Riesinger (Al Pacino), un esperto esorcista cappuccino.
Ad assisterlo viene incaricato padre Joseph Steiger (Dan Stevens), un giovane sacerdote segnato da una profonda crisi personale e inizialmente scettico sull’origine soprannaturale degli eventi. I due religiosi si trasferiscono in un convento, dove ha inizio un lungo e difficile esorcismo. Con il passare dei giorni, Emma manifesta comportamenti sempre più inquietanti e inspiegabili, mentre sacerdoti e suore presenti, tra cui suor Rose (Ashley Greene), sono costretti a confrontarsi con eventi che mettono a dura prova la loro fede e il loro equilibrio.

La regia di David Midell sceglie un approccio volutamente realistico, adottando una macchina da presa quasi sempre a mano e uno stile vicino al cinéma vérité, con l’intento di restituire un senso di immediatezza agli eventi. Nelle intenzioni questa scelta dovrebbe aumentare il coinvolgimento dello spettatore, ma il risultato appare spesso controproducente. I continui movimenti della camera finiscono infatti per distrarre più che creare tensione, mentre la fotografia cupa e la messa in scena rimangono incapaci di costruire un’atmosfera davvero opprimente. Anche le sequenze più intense appaiono frenate, come se il film avesse timore di spingersi davvero oltre. L’orrore resta sempre contenuto e raramente riesce a trasmettere quel senso di inquietudine che dovrebbe caratterizzare un racconto di possessione.
La sceneggiatura di David Midell ed Enrico Natale sviluppa la vicenda attraverso un crescendo graduale, ma fatica a dare profondità ai suoi protagonisti. Riesinger e Steiger rappresentano due visioni opposte della fede, eppure il loro conflitto resta appena abbozzato, senza una vera evoluzione emotiva. Emma resta più un simbolo della possessione che un personaggio in grado di coinvolgere davvero lo spettatore, mentre i momenti decisivi arrivano privi della forza necessaria per lasciare il segno. Il confronto tra fede e razionalità rimane così confinato in superficie, senza scavare davvero nei tormenti interiori dei protagonisti o nei dilemmi morali che una vicenda simile avrebbe potuto offrire. Tutto procede secondo schemi già conosciuti, senza particolari sorprese né momenti di autentica tensione. Peccato, perché il materiale di partenza avrebbe offerto possibilità narrative ben più ricche da esplorare.
La vicenda raccontata da The Ritual affonda infatti le proprie radici nel celebre caso di Anna Ecklund, pseudonimo dietro cui si nasconde Emma Schmidt, protagonista di uno degli esorcismi più discussi del XX secolo. L’esorcismo culminò nel 1928 e venne realmente officiato da padre Theophilus Riesinger in un convento nei pressi di Earling, nello Stato dell’Iowa. Sebbene il film attenui alcuni degli aspetti più estremi della vicenda, episodi come le violente crisi della giovane e le presunte manifestazioni demoniache trovano riscontro nelle testimonianze e nei documenti dell’epoca. Colpisce come, nonostante la notorietà di questo caso, il cinema abbia raramente deciso di affrontarlo direttamente, preferendo spesso racconti completamente inventati o più orientati allo spettacolo.

A destra: il vero padre Theophilus Riesinger (1868-1941), il sacerdote cappuccino che officiò l’esorcismo di Emma Schmidt nel 1928 a Earling, Iowa.
Il cast rappresenta, almeno sulla carta, uno dei principali punti di forza della produzione. Al Pacino conferisce a padre Theophilus Riesinger autorevolezza e carisma, ma il personaggio rimane penalizzato da una scrittura che non gli permette mai di esprimere fino in fondo il proprio potenziale. Dan Stevens offre una prova convincente nel ruolo di padre Joseph Steiger, restituendo con misura il conflitto interiore di un sacerdote diviso tra fede e razionalità, pur dovendo fare i conti con uno sviluppo narrativo limitato. Abigail Cowen sostiene con convinzione il ruolo di Emma Schmidt, affrontando le impegnative richieste fisiche del personaggio, ma anche la sua interpretazione risente di una caratterizzazione poco approfondita. Più marginale il contributo di Ashley Greene nei panni di suor Rose, un personaggio che avrebbe potuto avere un peso maggiore nell’economia del racconto.

Alla fine, L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual si aggiunge alla lunga lista di film sugli esorcismi incapaci di raccogliere l’eredità lasciata da L’esorcista (1973). Il potenziale per trasformarsi in un intenso racconto sulla fede, sul dubbio e sul conflitto tra razionalità e soprannaturale non mancava, ma il film preferisce un’impostazione eccessivamente prudente, dando vita a una narrazione lenta, prevedibile e raramente capace di costruire una tensione davvero coinvolgente. Considerando il peso storico della vicenda a cui si ispira, il risultato finale lascia la sensazione di un’occasione mancata, priva dell’impatto emotivo e della forza narrativa che un soggetto simile avrebbe meritato. Più che offrire una nuova prospettiva sul tema della possessione, ricorda quanto sia difficile confrontarsi con un capolavoro che, a oltre cinquant’anni dalla sua uscita, continua a rappresentare il principale termine di paragone per il cinema esorcistico.
Lento e prevedibile, spreca il potenziale del caso reale a cui si ispira. Nemmeno Al Pacino riesce a dare forza a un racconto troppo trattenuto.
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Alla prossima visione,
Il Collezionista di Cinema
