
Titolo originale: Scent of a Woman
Regia: Martin Brest
Sceneggiatura: Bo Goldman
Cast: Al Pacino, Chris O’Donnell, James Rebhorn, Gabrielle Anwar, Philip Seymour Hoffman, Bradley Whitford
Genere: Drammatico
Durata: 157 minuti
Anno: 1992
Scent of a Woman – Profumo di donna (1992) è uno dei film simbolo degli anni ’90 e deve gran parte della propria forza al colonnello Frank Slade, uno dei personaggi più celebri interpretati da Al Pacino. Sarcastico, arrogante e spesso provocatorio, Slade è una presenza ingombrante e imprevedibile, ma anche sorprendentemente lucida nel leggere le persone che ha davanti. Attorno alla sua figura prende forma un racconto costruito sui continui confronti con Charlie Simms, tra dialoghi taglienti e momenti di intensa emotività.
Charlie Simms (Chris O’Donnell) è uno studente borsista di una prestigiosa scuola preparatoria del New England. Di origini modeste rispetto alla maggior parte dei suoi compagni, durante le vacanze accetta un lavoro temporaneo per potersi permettere il viaggio di ritorno dalla famiglia durante il periodo natalizio. L’incarico sembra relativamente semplice: assistere il colonnello in pensione Frank Slade (Al Pacino), ex ufficiale dell’esercito rimasto cieco in seguito a un incidente e dal carattere tutt’altro che facile.
Fin dal primo incontro è evidente che Slade non è una persona semplice da gestire. È diretto, irriverente, incline all’alcol e abituato a mettere continuamente alla prova chi gli sta intorno. Quando decide di portare Charlie con sé a New York per un fine settimana fuori dagli schemi, quello che sembrava un semplice incarico si trasforma presto in un viaggio imprevedibile. Tra hotel di lusso, ristoranti eleganti e incontri inattesi, il ragazzo si ritrova coinvolto nei piani del colonnello, scoprendo gradualmente che dietro quella fuga dalla quotidianità si nasconde qualcosa di molto più complesso.
Nel frattempo Charlie deve affrontare anche un serio problema a scuola. È infatti testimone di uno scherzo organizzato da alcuni studenti privilegiati ai danni del preside Mr. Trask (James Rebhorn), che cerca di costringerlo a rivelare i nomi dei responsabili. Denunciare i compagni potrebbe garantirgli un futuro accademico prestigioso, mentre il silenzio rischia di compromettere la sua permanenza nella scuola. Il viaggio con Slade finisce così per intrecciarsi con il difficile momento che Charlie sta vivendo, portandolo ad affrontare una scelta destinata ad avere conseguenze sul suo futuro.

Alla regia c’è Martin Brest, che sceglie di raccontare la storia senza forzare mai il linguaggio visivo. Le conversazioni tra Frank Slade e Charlie Simms non servono soltanto a far procedere la trama, ma diventano il luogo in cui i due personaggi si conoscono, si scontrano e cambiano nel corso del viaggio. La regia accompagna questa evoluzione con continuità, senza alterare il tono del racconto o richiamare l’attenzione su sé stessa.
Anche il viaggio a New York assume un ruolo importante nel racconto. Gli ambienti cambiano progressivamente, passando dalla rigidità della scuola all’atmosfera più calda degli hotel, dei ristoranti e delle strade della città. Donald E. Thorin accompagna questa evoluzione con una fotografia che modifica gradualmente luci e colori, seguendo il cambiamento dei protagonisti senza trasformare New York in una semplice cartolina.
Nel corso del film cambiano anche le inquadrature dedicate ai due protagonisti. All’inizio Frank e Charlie vengono spesso mostrati separati dallo spazio che li circonda, mentre con il passare del tempo la macchina da presa li avvicina sempre di più, sottolineando visivamente l’evoluzione del loro rapporto. A questa impostazione contribuisce anche la colonna sonora composta da Thomas Newman, che accompagna il racconto con discrezione senza mai prendere il sopravvento. Le sue musiche seguono la malinconia di Slade e la crescente complicità con Charlie, rafforzando l’atmosfera delle diverse tappe del viaggio.

La sceneggiatura porta la firma di Bo Goldman e riprende la storia raccontata nel film italiano Profumo di donna (1974) di Dino Risi, interpretato da Vittorio Gassman e a sua volta tratto dal romanzo Il buio e il miele (1969) di Giovanni Arpino. La versione americana non si limita però a trasferire la vicenda in un altro contesto, ma amplia il rapporto tra i due protagonisti e assegna maggiore importanza al conflitto scolastico vissuto da Charlie.
Il viaggio a New York cambia progressivamente il rapporto tra Slade e Charlie, mettendo entrambi davanti a decisioni che finiranno per influenzare il loro modo di vedere sé stessi e gli altri. Da una parte c’è un uomo disilluso che sembra aver perso ogni speranza e non riesce più a immaginare un posto per sé nel mondo; dall’altra un ragazzo che deve ancora capire quali principi sia disposto a difendere e quale prezzo accettare di pagare per rimanere fedele a sé stesso. Entrambi si trovano davanti a una scelta: Slade deve decidere se concedere un’altra possibilità alla propria esistenza, mentre Charlie deve stabilire se sacrificare la propria integrità per ottenere un vantaggio personale.
Rispetto al film di Dino Risi, questa rilettura amplia il percorso emotivo dei protagonisti e insiste con maggiore decisione sugli aspetti sentimentali e morali della vicenda. Gran parte della storia si sviluppa proprio attraverso il rapporto tra Slade e Charlie, facendo emergere temi come l’integrità, il coraggio delle proprie scelte, la lealtà e il valore della dignità personale. La sceneggiatura segue una traiettoria più apertamente edificante rispetto all’amarezza dell’opera italiana, costruendo un legame nel quale ciascuno dei due protagonisti finisce per offrire all’altro qualcosa di cui aveva bisogno.

È difficile immaginare Scent of a Woman – Profumo di donna senza Al Pacino. Il suo Frank Slade è un personaggio imprevedibile, capace di passare dall’ironia alla rabbia e dall’arroganza alla disperazione nel giro di pochi istanti. Ogni conversazione sembra potersi trasformare in uno scontro, una provocazione oppure un’improvvisa confessione. Pacino domina le scene attraverso la voce, la postura e un’energia sempre sul punto di esplodere.
Dietro il sarcasmo, gli eccessi e le continue provocazioni emerge però una profonda fragilità: quella di un uomo che ha perso la vista, ma soprattutto lo scopo della propria esistenza. Slade utilizza l’aggressività come una difesa, respingendo gli altri prima che possano avvicinarsi abbastanza da scoprire la sua disperazione. La forza dell’interpretazione sta nel mostrare ciò che si nasconde dietro questa corazza, facendo affiorare l’umanità di un uomo segnato dalla vita e capace di alternare durezza, malinconia e un’inaspettata sensibilità.
Si tratta di una prova volutamente sopra le righe, costruita anche attraverso la voce tonante e una gestualità molto marcata. Proprio questa intensità ha diviso una parte della critica, che ha considerato l’interpretazione eccessivamente enfatica. È però difficile negare quanto Pacino riesca a rendere Frank Slade immediatamente riconoscibile e a mantenere il controllo del personaggio anche nei suoi momenti più teatrali. La sua recitazione rispecchia perfettamente la personalità di un uomo che trasforma ogni parola in una sfida e ogni incontro in una rappresentazione di sé.
Per prepararsi al ruolo, Pacino svolse un lungo lavoro di ricerca sulla cecità. Incontrò persone non vedenti e si fece spiegare sia le conseguenze emotive della perdita della vista sia alcune azioni concrete della vita quotidiana, come individuare una sedia, versare una bevanda o accendere un sigaro. Durante le riprese curò attentamente la postura e i movimenti degli occhi, evitando di mettere a fuoco le persone e gli oggetti che aveva davanti. Questo lavoro gli permise di dare credibilità non soltanto ai movimenti di Slade, ma anche al modo in cui il personaggio percepisce e affronta lo spazio circostante. Il risultato è una delle interpretazioni più celebri della carriera di Pacino, premiata nel 1993 con l’Oscar come miglior attore protagonista, il primo della sua carriera dopo sette precedenti candidature. Per lo stesso ruolo ottenne anche il Golden Globe come miglior attore in un film drammatico.

Accanto a lui Chris O’Donnell interpreta Charlie Simms con una prova che accompagna con naturalezza l’evoluzione del personaggio, diventando il contrappeso ideale alla presenza ingombrante del colonnello. Evitando ogni eccesso, costruisce un Charlie credibile dall’inizio alla fine del racconto. Il personaggio non è soltanto lo spettatore delle azioni di Slade, ma il punto di riferimento morale della storia: un ragazzo apparentemente fragile che dimostra progressivamente una fermezza molto più profonda di quella posseduta da numerosi adulti che lo circondano.
La differenza tra le due interpretazioni alimenta l’equilibrio del film. Pacino occupa lo spazio con la voce e con il temperamento, mentre O’Donnell lavora maggiormente sulle esitazioni, sugli sguardi e sulle reazioni. Charlie ascolta, osserva e cerca di capire l’uomo che gli è stato affidato, ma nel corso del viaggio trova anche il coraggio di affrontarlo e opporsi alle sue decisioni. Il loro rapporto si trasforma gradualmente da un semplice incarico di lavoro a un legame autentico, diventando uno degli elementi più riusciti dell’intero film.
Accanto ai due protagonisti, anche i personaggi secondari contribuiscono a dare spessore alla storia. Nel cast trovano spazio Philip Seymour Hoffman, accreditato all’epoca come Philip S. Hoffman, nel ruolo di George Willis Jr., e James Rebhorn nei panni del severo preside Trask. George appartiene allo stesso ambiente privilegiato degli studenti coinvolti nello scherzo e si trova sottoposto alle pressioni della propria famiglia, mentre Trask utilizza la sua autorità per spingere Charlie a fare i nomi dei responsabili. Entrambi contribuiscono a rendere credibile il conflitto che accompagna il protagonista per tutta la storia.
Tra le presenze più ricordate c’è Donna, interpretata da Gabrielle Anwar, protagonista della celebre scena del tango ambientata nella sala da ballo del Pierre Hotel di New York. Slade percepisce la presenza della ragazza attraverso il suo profumo e, dopo essersi presentato, la invita a ballare sulle note di Por una cabeza, il celebre tango composto da Carlos Gardel e Alfredo Le Pera. È una delle sequenze più famose dell’intero film, non soltanto per l’eleganza della coreografia, ma perché mostra un lato completamente diverso di Frank Slade. Per alcuni minuti il colonnello abbandona il proprio atteggiamento cinico e aggressivo, lasciando emergere sicurezza, fascino e una sorprendente leggerezza. La cecità non viene presentata come un ostacolo insuperabile, ma come una condizione che Slade affronta affidandosi alla memoria, all’udito e alla guida della propria partner. La scena sintetizza perfettamente la complessità del personaggio ed è diventata uno dei momenti più riconoscibili del cinema degli anni ’90.

Scent of a Woman – Profumo di donna alterna momenti ironici e passaggi maggiormente drammatici, costruendo una storia che parla di dignità, scelte morali, amicizia e seconde possibilità. A tratti insiste sul sentimentalismo più di quanto sarebbe necessario e la durata di oltre due ore e mezza rende alcuni passaggi meno essenziali, soprattutto nella parte centrale. La straordinaria interpretazione di Al Pacino e il carisma di Frank Slade mantengono però saldo il racconto. Anche i riconoscimenti ottenuti nella stagione dei premi confermarono il successo del film, premiato ai Golden Globe come miglior film drammatico e per la sceneggiatura firmata da Bo Goldman.
Tra gli elementi che hanno reso Frank Slade un personaggio così riconoscibile c’è anche la celebre esclamazione “Hoo-ah!”, un’interiezione legata al gergo militare che utilizza come manifestazione di entusiasmo, approvazione o sfida. Ripetuta più volte nel corso del film e resa inconfondibile dalla voce di Al Pacino, è diventata una vera firma del personaggio.
Nel corso degli anni Scent of a Woman – Profumo di donna ha continuato a dividere una parte della critica, soprattutto per il suo tono apertamente emotivo, ma ha conquistato generazioni di spettatori grazie al rapporto tra Frank Slade e Charlie Simms e alla capacità di affrontare con sensibilità temi come dignità, integrità e seconde possibilità. Sono proprio questi elementi a renderlo ancora oggi uno dei drammi americani più amati e ricordati degli anni ’90.
Un dramma coinvolgente, impreziosito da un’interpretazione memorabile di Al Pacino e da un rapporto tra i protagonisti che resta il vero cuore del film.
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Il Collezionista di Cinema
