Mr. Vendetta (2002)

Locandina originale sudcoreana di Mr. Vendetta (2002).
SCHEDA TECNICA

Titolo originale: 복수는 나의 것 Boksuneun na-ui geot

Regia: Park Chan-wook

Sceneggiatura: Lee Jae-sun, Lee Mu-yeong, Lee Yong-jong, Park Chan-wook

Cast: Song Kang-ho, Shin Ha-kyun, Bae Doona, Lee Yoon-mi, Ryoo Seung-wan

Genere: Drammatico, Thriller, Noir

Durata: 129 minuti

Anno: 2002

Con Mr. Vendetta (2002), Park Chan-wook apre nel 2002 quello che soltanto in seguito sarebbe stato riconosciuto come il primo tassello della sua Trilogia della vendetta. Un film che affronta la vendetta non come semplice risposta a un torto, ma come conseguenza di un dolore che cerca disperatamente una forma di compensazione.

Vendicarsi significa spesso illudersi di poter riequilibrare ciò che ormai è stato spezzato, restituendo sofferenza in cambio di sofferenza. Ma quando ciò che è stato perso non può più tornare, ogni tentativo di pareggiare i conti rischia soltanto di aprire una nuova ferita.

TRAMA

Ryu (Shin Ha-kyun) è un giovane operaio sordomuto che vive con la sorella gravemente malata, in attesa di un trapianto di rene. Quando scopre di non essere compatibile come donatore e perde anche il lavoro in fabbrica, la necessità di trovare il denaro per le cure lo spinge verso una soluzione clandestina: rivolgersi a un gruppo di trafficanti di organi. L’accordo, però, si rivela una truffa e Ryu resta senza soldi e con un problema in più da affrontare.

A quel punto Yeong-mi (Bae Doona), la sua compagna, propone un piano estremo: rapire la figlia di Park Dong-jin (Song Kang-ho), un ricco industriale, e utilizzare il riscatto per finanziare l’operazione della sorella. L’idea nasce con l’intenzione di non fare del male alla bambina, ma una serie di imprevisti e decisioni sbagliate modifica rapidamente il corso degli eventi.

Da quel momento le vite di Ryu, Yeong-mi e Dong-jin finiscono per intrecciarsi in una spirale sempre più difficile da controllare, fino a rendere irreversibili le conseguenze delle loro scelte.

Ryu seduto accanto alla bambina rapita in una scena di Mr. Vendetta (2002).

Park Chan-wook affida gran parte del racconto alle immagini e al suono, riducendo sensibilmente il peso del dialogo. Lo stesso regista spiegò di aver cercato proprio questo tipo di narrazione, utilizzando la mise-en-scène e alternando campi molto larghi a primi piani estremi per ottenere un effetto meno convenzionale.

Questa scelta si adatta in modo particolare a Ryu, che essendo sordo porta inevitabilmente il film a lavorare sul rapporto tra ciò che viene mostrato e ciò che viene percepito. Park sfrutta spesso i rumori ambientali, i silenzi e la loro assenza per costruire le scene senza ricorrere continuamente alla parola, così molte informazioni passano direttamente attraverso gesti, immagini e suoni.

Nel montaggio Park elimina spesso i raccordi intermedi, abbreviando o omettendo intere porzioni di azione e conducendo direttamente da una situazione alla sua conseguenza senza mostrare sempre ciò che è avvenuto nel mezzo. Le scene assumono così spesso una forma ellittica e in alcuni momenti chiedono allo spettatore di ricostruire autonomamente ciò che manca. È un procedimento coerente con l’intenzione di evitare una narrazione troppo esplicativa, ma non sempre produce lo stesso risultato: in certi punti il taglio funziona, in altri rende meno chiaro il collegamento tra una scena e quella successiva.

La violenza arriva spesso dopo momenti molto più quieti. Le azioni più brutali possono comparire attraverso bruschi cambi di ritmo o direttamente dopo un taglio, senza che il film prepari sempre lo spettatore a ciò che sta per accadere. Immagini esplicite si alternano così ad attese molto più lunghe, accentuando gli improvvisi scarti tra immobilità e violenza. Pochi dialoghi, uso del suono, inquadrature molto diverse tra loro e montaggio ellittico definiscono quindi buona parte del lavoro registico di Park. Proprio il montaggio rimane però l’aspetto più discontinuo: quando i raccordi diventano troppo bruschi, la comprensione di alcuni sviluppi ne risente.

Ryu, la sorella e la bambina nell’appartamento in una scena di Mr. Vendetta (2002).

Alla sceneggiatura, Park Chan-wook lavora insieme a Lee Jae-soon, Lee Moo-young e Lee Yong-jong, dando forma a un racconto in cui il confine tra vittima e carnefice si fa via via sempre più sottile. Ryu parte da una condizione che rende facile comprenderne la disperazione: perde il lavoro, assiste impotente alla malattia della sorella e viene truffato proprio mentre cerca una soluzione per salvarla. Ma Park Chan-wook non utilizza questa condizione per assolverlo dalle conseguenze delle sue azioni. Lo stesso accade con Park Dong-jin, uomo benestante e inizialmente distante dal mondo di Ryu, che dopo essere stato travolto dagli eventi intraprende a sua volta un percorso dominato dalla vendetta. Il film mette così continuamente in crisi la posizione morale dei personaggi, perché chi subisce un torto finisce spesso per infliggerne un altro.

Il denaro dovrebbe permettere di ottenere un rene, il rapimento dovrebbe procurare la somma necessaria a salvare una vita e la vendetta dovrebbe rispondere a una ferita infliggendo un dolore equivalente. Ma nessuno di questi scambi riesce davvero a ristabilire l’equilibrio precedente. Ogni tentativo di pareggiare i conti genera invece un nuovo danno, fino a portare i personaggi a pagare un prezzo superiore a quello che aveva dato origine alle loro azioni.

Questa logica passa anche dalla condizione economica di Ryu. È un operaio appena licenziato, non possiede le risorse necessarie per affrontare le cure della sorella e arriva persino a trattare il proprio corpo come qualcosa che può essere scambiato. Il traffico clandestino di organi rende letterale questa trasformazione: un rene possiede un prezzo e la possibilità di salvare una persona dipende dalla disponibilità economica. Il conflitto sociale passa anche attraverso la contrapposizione tra Ryu e Dong-jin, operaio senza più lavoro il primo e proprietario di una fabbrica il secondo, senza però ridurre il film alla semplice opposizione tra povero e ricco. Quando entrambi si trovano a reagire a ciò che hanno subito, la distanza economica non impedisce loro di seguire una logica simile: trovare qualcuno su cui riversare ciò che stanno vivendo.

Errori, incidenti e circostanze impreviste modificano continuamente ciò che i personaggi avevano programmato. Il rapimento viene concepito con uno scopo preciso e con l’idea di non fare del male alla bambina, ma ciò che accade successivamente cambia completamente quanto Ryu e Yeong-mi avevano immaginato. Più la situazione sfugge loro di mano, più la vendetta diventa un modo per reagire a qualcosa che ormai non può più essere modificato.

Sul piano narrativo, però, Mr. Vendetta perde qualcosa nella parte centrale. Il ritmo rallenta sensibilmente e alcune sequenze risultano più dilatate del necessario, rendendo meno continua la tensione costruita nella prima parte. Le ellissi già presenti nel montaggio contribuiscono inoltre, in determinati momenti, a rendere meno leggibili alcuni collegamenti tra gli eventi. Park evita spesso di spiegare ogni sviluppo allo spettatore, ma in qualche caso l’assenza di un raccordo finisce per interrompere la fluidità del racconto.

Il responsabile della fabbrica comunica il licenziamento a Ryu in una scena di Mr. Vendetta (2002).

Shin Ha-kyun interpreta Ryu quasi senza ricorrere alla parola, costruendo il personaggio attraverso espressioni, gesti e reazioni agli eventi. La sua disperazione viene raramente mostrata in modo esplicito. Il ruolo rappresentò inoltre un passaggio importante nella carriera dell’attore, fino ad allora conosciuto soprattutto per parti secondarie. Le ragioni che spingono Ryu ad agire rimangono comprensibili, mentre le conseguenze delle sue decisioni diventano progressivamente più difficili da giustificare.

Per Song Kang-ho, già affermato nel cinema sudcoreano, Park Dong-jin rappresenta un ruolo più freddo e duro rispetto a molti dei personaggi che ne avevano accompagnato l’ascesa. Rabbia e sofferenza emergono senza bisogno di continui eccessi espressivi, mentre il desiderio di vendetta acquista progressivamente sempre più spazio.

Bae Doona restituisce a Yeong-mi una sicurezza che emerge soprattutto nelle sue convinzioni anarchiche e nell’atteggiamento con cui affronta il piano del rapimento, almeno finché la situazione rimane sul terreno delle intenzioni. La sua visione introduce inoltre una componente politica legata alle differenze sociali che attraversano il film, destinata però a scontrarsi con una realtà molto più concreta delle teorie da cui prende le mosse.

L’incomunicabilità non riguarda soltanto la sordomutità di Ryu. Anche quando i personaggi hanno la possibilità di parlare, raramente riescono a trasformare ciò che provano in un vero confronto con gli altri. Il dolore rimane spesso chiuso all’interno di ciascuno di loro e finisce per trovare sfogo soprattutto nelle decisioni che prendono.

Mr. Vendetta è un film duro, freddo e profondamente pessimista, una tragedia in cui chi subisce un torto può finire a sua volta per infliggerne un altro. La vendetta non permette mai di ristabilire ciò che è stato spezzato, ma aggiunge nuove ferite a quelle già esistenti.

Park Chan-wook mostra già una regia personale, riconoscibile nell’uso del suono, nelle scelte d’inquadratura e in un montaggio che spesso elimina i raccordi intermedi. Proprio alcune di queste ellissi, insieme a una parte centrale più lenta, rappresentano però gli aspetti meno convincenti di un racconto che in diversi momenti avrebbe beneficiato di una maggiore continuità.

Resta una storia in cui ogni tentativo di compensare ciò che è stato sottratto finisce per produrre un altro danno. Nessuno riesce davvero a recuperare ciò che ha perso e il prezzo richiesto dalla vendetta diventa progressivamente più alto di quello da cui tutto aveva avuto origine.

TRAILER
Il mio voto
7/10

Un’opera fredda, crudele e tematicamente solida, penalizzata da qualche rallentamento e da una narrazione non sempre fluida.

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Alla prossima visione,

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