
Titolo originale: Gaslight
Regia: George Cukor
Sceneggiatura: John Van Druten, Walter Reisch, John L. Balderston
Cast: Charles Boyer, Ingrid Bergman, Joseph Cotten, May Whitty, Angela Lansbury
Genere: Thriller, Drammatico
Durata: 114 minuti
Anno: 1944
Colore: Bianco e nero
Una casa dovrebbe essere il luogo in cui sentirsi al sicuro. In Angoscia (1944), diretto da George Cukor, diventa invece uno spazio nel quale rumori, oggetti fuori posto e variazioni della luce portano una donna a dubitare di ciò che vede e ricorda.
Ad alimentare il dubbio è proprio la persona che dovrebbe proteggerla. Poco alla volta, ogni certezza perde consistenza e anche ciò che le è più familiare comincia ad apparire diverso.
Londra, epoca vittoriana. La giovane Paula Alquist (Ingrid Bergman) scopre il corpo della zia Alice, celebre cantante lirica assassinata nella propria casa. Il delitto rimane irrisolto e Paula, profondamente segnata dall’accaduto, viene mandata in Italia per proseguire gli studi di canto e allontanarsi dal luogo della tragedia.
Dieci anni dopo conosce Gregory Anton (Charles Boyer), un affascinante pianista. I due si innamorano e si sposano dopo appena due settimane, per poi trasferirsi a Londra nella casa che Paula ha ereditato dalla zia. Il ritorno nell’abitazione riporta a galla ricordi dolorosi, ai quali si aggiungono episodi sempre più difficili da spiegare.
Paula perde oggetti, dimentica appuntamenti, sente dei passi provenire dalla soffitta e vede la luce delle lampade a gas affievolirsi quando il marito esce la sera. Gregory considera questi episodi i primi segnali della sua instabilità e la isola progressivamente dal mondo esterno. Nancy (Angela Lansbury), la giovane cameriera assunta dalla coppia, tratta Paula con insolenza e mostra una particolare confidenza con Gregory. Brian Cameron (Joseph Cotten), ispettore di Scotland Yard che da ragazzo aveva ammirato Alice, riconosce invece la somiglianza tra le due donne e comincia a interessarsi alla situazione di Paula.

George Cukor racconta l’isolamento di Paula senza presentare Gregory come una minaccia evidente. Durante i confronti con la moglie, l’uomo parla con calma e nega ciò che lei sostiene di aver visto o ricordato. Anche quando limita le sue uscite e i contatti con altre persone, presenta ogni decisione come necessaria per proteggerla. Cukor concentra l’attenzione sulle reazioni di Paula, sempre più incerta davanti alle continue smentite del marito.
Questo controllo si riflette anche nella casa di Thornton Square. Sebbene appartenga a Paula, è Gregory a decidere chi può entrare e a far rinchiudere nella soffitta gli oggetti di Alice. Mobili e tende riempiono le stanze, lasciando poco spazio libero intorno alla protagonista. La scenografia vinse l’Oscar nella categoria riservata ai film in bianco e nero: il premio andò a Cedric Gibbons e William Ferrari per la direzione artistica e a Edwin B. Willis e Paul Huldschinsky per l’arredamento degli interni.
La fotografia in bianco e nero di Joseph Ruttenberg, candidata all’Oscar, insiste sulle zone d’ombra della casa e sulla nebbia che copre le strade di Londra. Le lampade a gas hanno un ruolo preciso nella vicenda: la loro luce si abbassa davanti agli occhi di Paula, mentre Gregory nega che sia avvenuto. Cukor mostra il cambiamento senza spiegarne subito la causa, mettendo lo spettatore nella stessa posizione della protagonista.

Angoscia nasce dalla pièce Gas Light di Patrick Hamilton, rappresentata per la prima volta a Londra nel 1938 e arrivata a Broadway nel 1941 con il titolo Angel Street. L’origine teatrale rimane evidente nella concentrazione del racconto dentro la casa e nei lunghi confronti tra Paula e Gregory. Il film porta però parte della vicenda nelle strade di Londra e concede maggiore spazio alle indagini di Brian Cameron.
Prima della versione di Cukor, Thorold Dickinson aveva già portato l’opera al cinema nel 1940, con Diana Wynyard e Anton Walbrook. Quando la MGM acquistò i diritti per il nuovo adattamento, cercò di ritirare il film britannico e di distruggerne le copie. Il tentativo fallì, ma la versione di Dickinson rimase difficile da vedere per molti anni. I due film affrontano la stessa storia in maniera diversa: quello britannico è più breve e asciutto, mentre quello americano dedica maggiore spazio a Paula e alla vita nella casa.
John Van Druten, Walter Reisch e John L. Balderston costruiscono la manipolazione attraverso una serie di episodi quotidiani. Gregory nasconde degli oggetti, nega conversazioni avvenute e attribuisce alla moglie azioni che lei non ricorda di aver compiuto. Presi singolarmente, questi fatti potrebbero sembrare semplici dimenticanze; ripetuti nel tempo, finiscono per togliere a Paula ogni sicurezza. Anche le premure del marito vengono usate per giustificare il controllo sulle visite e sulle uscite.
Il film rimane a lungo nella casa e ripropone più volte lo stesso meccanismo. Il ritmo ne risente soprattutto nella parte centrale, ma l’insicurezza di Paula non appare mai improvvisa. Prima della rivelazione finale, Gregory l’ha già resa dipendente dalla propria versione dei fatti e incapace di fidarsi della memoria.

Ingrid Bergman interpreta Paula senza renderla debole fin dalla prima apparizione. Quando torna a Londra è una donna innamorata, ancora capace di opporsi e di difendere ciò che ricorda. Vederla perdere poco alla volta quella sicurezza rende il cambiamento più credibile. Bergman lo mostra nello sguardo, nelle esitazioni della voce e nel modo sempre più incerto con cui reagisce alle accuse, senza trasformare il personaggio in una vittima passiva.
Dopo aver visto Angel Street a Broadway, Bergman volle interpretare Paula anche sullo schermo. David O. Selznick, che ne controllava il contratto, era disposto ad acquistare i diritti soltanto in cambio di modifiche contrattuali che l’attrice non accettò. Quando la MGM avviò il film, Selznick accettò di concederla in prestito. L’interpretazione le valse il primo Oscar e il primo Golden Globe della sua carriera.
Di fronte a lei, Charles Boyer mantiene Gregory quasi sempre impassibile. Non ha bisogno di alzare la voce: alterna freddezza e premura, presenta le accuse come tentativi di aiutare la moglie e lascia che sia Paula a sembrare fuori controllo. Più le accuse diventano pesanti, più Gregory conserva la propria calma.
Joseph Cotten interpreta Brian Cameron in modo più lineare. Il personaggio ha meno sfumature rispetto alla coppia centrale, ma introduce un punto di vista esterno sulla condizione di Paula e apre la vicenda alle indagini sull’omicidio di Alice. Angela Lansbury, invece, si fa notare fin dal suo esordio nel ruolo di Nancy. Aveva 17 anni quando fu scelta e compì 18 anni durante la lavorazione. Con gli sguardi rivolti a Gregory e il tono insolente riservato alla padrona di casa, rende la cameriera una presenza sgradevole senza bisogno di molte scene. La prova le procurò la prima candidatura all’Oscar come migliore attrice non protagonista.

La parte più convincente di Angoscia è il rapporto tra Paula e Gregory. Ingrid Bergman rende credibile la crescente insicurezza della protagonista, mentre Charles Boyer mantiene il marito freddo e misurato anche quando il suo controllo diventa evidente. Il ritmo rallenta in alcuni passaggi e l’intervento di Brian Cameron porta la parte finale su un terreno più convenzionale, ma la pressione esercitata su Paula rimane intatta.
È proprio dal comportamento di Gregory che deriva il termine “gaslighting”, usato per indicare una manipolazione prolungata che porta una persona a dubitare dei propri ricordi, delle proprie percezioni e persino della propria stabilità mentale. La parola riprende il titolo originale Gas Light e richiama le lampade che perdono intensità mentre il marito si trova in soffitta, un cambiamento che lui continua a negare. Il verbo inglese to gaslight è documentato da Merriam-Webster con questo significato dal 1953, mentre il sostantivo gaslighting comparve nel 1961.
Angoscia ha fissato nell’immaginario anche la figura della donna isolata nella propria casa e spinta a dubitare di sé dalla persona che dovrebbe proteggerla. Nel 2001 l’American Film Institute collocò Angoscia (Gaslight) al 78° posto nella classifica 100 Years…100 Thrills e nel 2022 Merriam-Webster scelse “gaslighting” come parola dell’anno, dopo un aumento del 1740% nelle ricerche. A più di ottant’anni dalla sua uscita, il film continua a essere ricordato per aver dato un nome e una forma precisa a questo tipo di manipolazione.
Un thriller psicologico raffinato, soffocante e recitato magnificamente, pur con qualche lentezza.
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Il Collezionista di Cinema
