Batman – Il ritorno (1992)

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: Batman Returns

Regia: Tim Burton

Sceneggiatura: Daniel Waters

Cast: Michael Keaton, Danny DeVito, Michelle Pfeiffer, Christopher Walken, Michael Gough, Pat Hingle Michael Murphy, Vincent Schiavelli, Paul Reubens

Genere: Fantastico, Azione, Avventura

Durata: 126 minuti

Anno: 1992

La neve ricopre Gotham, ma sotto le decorazioni natalizie la città continua a generare mostri. Tre anni dopo aver riportato Batman sul grande schermo, Tim Burton torna nel mondo dell’Uomo Pipistrello con maggiore libertà rispetto al primo film, trasformando il seguito in una fiaba gotica popolata da identità spezzate, corpi deformi e individui incapaci di trovare un posto nella normalità.

TRAMA

Durante il periodo natalizio, i coniugi Tucker (Paul Reubens) ed Esther Cobblepot (Diane Salinger), sconvolti dall’aspetto e dal comportamento del figlio appena nato, decidono di abbandonarlo nelle acque gelide di Gotham. La cesta raggiunge il sottosuolo dello zoo cittadino, dove il bambino scompare senza lasciare traccia.

Trentatré anni dopo, durante la cerimonia per l’accensione dell’albero di Natale, una banda di criminali circensi conosciuta come Triangolo Rosso assalta la piazza. Batman (Michael Keaton) interviene per fermare l’attacco, mentre l’industriale Max Shreck (Christopher Walken) viene rapito e condotto nelle fogne al cospetto del Pinguino (Danny DeVito). Cresciuto nel sottosuolo dopo essere stato respinto dalla propria famiglia, l’uomo vuole presentarsi agli abitanti di Gotham e scoprire le proprie origini. Per riuscirci costringe Shreck ad aiutarlo, minacciando di rendere pubblici i suoi affari illegali.

Nel frattempo Selina Kyle (Michelle Pfeiffer), timida e impacciata segretaria di Shreck, scopre che la centrale elettrica promossa dal proprio datore di lavoro nasconde un progetto differente da quello presentato alla città. Per impedirle di rivelare la verità, l’uomo la spinge da una finestra. Sopravvissuta alla caduta, Selina torna nel proprio appartamento profondamente cambiata e costruisce una nuova identità assumendo il nome di Catwoman.

Mentre Shreck presenta il Pinguino alla città come un uomo alla ricerca del proprio passato, Bruce Wayne comincia a sospettare delle sue intenzioni e indaga sui criminali del Triangolo Rosso. Allo stesso tempo si avvicina a Selina, senza conoscere la sua doppia identità. La relazione tra i due si intreccia così allo scontro tra Batman e Catwoman, mentre dietro la crescente popolarità di Oswald Cobblepot prende forma un piano destinato a minacciare l’intera Gotham.

Il Pinguino e Max Shreck in una scena di Batman – Il ritorno (1992).

Il successo di Batman (1989) spinge la Warner Bros. a richiamare Tim Burton, inizialmente poco interessato a dirigere il seguito. Il regista cambia posizione dopo avere letto la sceneggiatura di Daniel Waters e torna assumendo anche il ruolo di produttore insieme a Denise Di Novi. La lavorazione viene trasferita dagli studi inglesi utilizzati per il primo film ai teatri di posa della Warner Bros. e della Universal in California.

Burton concentra la regia sulla doppia natura di Batman, Catwoman e Pinguino. Lo stesso regista indica nella divisione tra lati opposti della personalità uno degli elementi che lo attirano maggiormente verso questi personaggi. I due antagonisti non vengono quindi subordinati all’eroe, ma ricevono una presenza e un conflitto interiore capaci di reggere il confronto con Batman. Il film sviluppa questa impostazione anche attraverso gli ambienti. Le cerimonie pubbliche, la candidatura di Oswald Cobblepot e gli edifici legati a Max Shreck appartengono alla superficie di Gotham. Il Pinguino e il Triangolo Rosso vivono invece nelle fogne e nello zoo abbandonato, dove la città ha confinato ciò che non vuole mostrare. Il passaggio tra questi due livelli accompagna il tentativo di Oswald di risalire in superficie e ottenere l’accettazione degli abitanti.

Dopo la Gotham ideata da Anton Furst per il film del 1989, la scenografia viene affidata a Bo Welch, già collaboratore di Burton in Beetlejuice – Spiritello porcello (1988) ed Edward mani di forbice (1990). Welch progetta un nuovo aspetto per la città ispirandosi all’architettura della Germania nazista e alla pittura precisionista americana degli anni ’20. Per conferire agli ambienti dimensioni maggiori rispetto al primo film accentua soprattutto le linee verticali, visibili negli edifici e nelle statue che dominano Gotham Plaza.

Il Pinguino osserva Gotham Plaza dalle fogne in Batman – Il ritorno (1992).

Le scenografie occupano otto teatri di posa e in alcuni casi raggiungono il soffitto degli studi. Questa estensione condiziona il lavoro del direttore della fotografia Stefan Czapsky, costretto a collocare le sorgenti luminose a oltre diciotto metri di altezza. Czapsky utilizza prevalentemente lampade al tungsteno e controluce per separare personaggi e ambienti, spesso composti da superfici e costumi quasi interamente neri. Batman viene ripreso frequentemente in posizione ferma, con il volto parzialmente sottratto alla luce, conservando l’aspetto di una figura scolpita nell’ombra. La superficie lucida del costume di Catwoman produce invece riflessi che ne accompagnano i movimenti. Nel covo del Pinguino, Czapsky fa rimbalzare la luce sull’acqua e impiega tonalità verdi e sulfuree per distinguere le fogne dagli spazi cittadini.

A questa costruzione visiva partecipano effetti pratici, modellini, pitture opache e un impiego ancora limitato delle immagini digitali. L’esercito del Pinguino combina animali veri, pupazzi meccanici, interpreti in costume ed esemplari generati al computer, mentre il Batsuit assume forme più meccaniche e la tuta di Catwoman viene realizzata in lattice nero attraversato da cuciture bianche. La colonna sonora di Danny Elfman riprende il tema di Batman e introduce nuovi motivi dedicati al Pinguino e a Catwoman. Face to Face, composta da Siouxsie and the Banshees insieme a Elfman, accompagna il ballo in maschera e ritorna nei titoli di coda, integrandosi nell’atmosfera musicale del film.

Pupazzi meccanici dell’esercito del Pinguino realizzati per Batman – Il ritorno (1992).

La neve e le decorazioni natalizie attraversano entrambi i livelli di Gotham, ma Burton evita di associarle a un’immagine rassicurante. L’abbandono iniziale di Oswald, l’assalto durante l’accensione dell’albero e il rapimento della Principessa del Ghiaccio collocano simboli legati all’infanzia e alla festa all’interno di situazioni violente. Il Natale diventa così parte concreta del contrasto sul quale il film costruisce la propria atmosfera.

La prima sceneggiatura viene affidata nuovamente a Sam Hamm. La sua versione, intitolata Batman II, conserva l’ambientazione natalizia ma sviluppa una storia molto diversa. Vicki Vale è ancora al fianco di Bruce, mentre il Pinguino, chiamato Mr. Boniface, si serve di Catwoman per recuperare alcune statuette a forma di corvo legate a un tesoro nascosto sotto Villa Wayne. Nel racconto compare anche Dick Grayson, giovane senzatetto destinato ad aiutare Batman contro i due criminali.

Questa impostazione investigativa non suscita l’interesse di Tim Burton, che coinvolge Daniel Waters, sceneggiatore di Schegge di follia (1988), chiedendogli di ripensare il progetto. Della versione di Hamm rimangono soprattutto l’ambientazione natalizia e la presenza contemporanea di Pinguino e Catwoman, mentre vengono eliminate la ricerca del tesoro, Vicki Vale e Dick Grayson. Waters modifica le origini, le motivazioni e i rapporti tra i personaggi. Wesley Strick interviene successivamente con una revisione non accreditata, prima che Waters torni a lavorare sul testo. La sceneggiatura viene infine attribuita al solo Waters, mentre il soggetto porta anche il nome di Hamm.

Il film conserva alcuni elementi dei fumetti, ma li inserisce in una storia quasi interamente nuova. Il Pinguino mantiene il nome Oswald Cobblepot, l’abbigliamento elegante, gli ombrelli trasformati in armi e il legame con gli uccelli. La deformità, l’abbandono da parte dei genitori e la crescita nelle fogne sono invece creazioni cinematografiche. Anche Catwoman conserva il nome Selina Kyle, il motivo felino, la frusta, l’ambiguità morale e l’attrazione verso Batman, ma Waters la trasforma in una segretaria repressa che assume una nuova identità dopo essere stata gettata da una finestra dal proprio datore di lavoro. Non viene quindi adattata una storia precisa: i personaggi vengono riscritti per inserirli nell’universo di Burton.

Selina Kyle cuce il costume di Catwoman in Batman – Il ritorno (1992)

Max Shreck non proviene dai fumetti ed è stato creato da Waters come punto di collegamento tra Selina, Oswald e Bruce Wayne, mentre il nome rende omaggio a Max Schreck, interprete del conte Orlok in Nosferatu (1922). È lui a tentare di eliminare Selina e a entrare in conflitto con Bruce attraverso il progetto della centrale elettrica. La candidatura del Pinguino amplia il racconto oltre il tradizionale scontro tra eroe e criminale: Shreck costruisce l’immagine pubblica di Oswald e lo trasforma in uno strumento attraverso il quale condizionare Gotham.

La sceneggiatura lega Bruce e Selina attraverso le loro doppie identità. Entrambi conducono una vita divisa e riconoscono nell’altro la stessa difficoltà a vivere normalmente. Il loro rapporto possiede così motivazioni più solide rispetto alla relazione tra Bruce e Vicki Vale nel primo film: Selina non rappresenta soltanto una nuova attrazione, ma una persona nella quale Bruce riconosce il proprio isolamento e la necessità di nascondersi dietro una maschera. Il miliardario si lascia comunque coinvolgere ancora una volta con eccessiva rapidità.

La costruzione dei personaggi risulta più solida della trama che li contiene. Dopo il fallimento della campagna elettorale, il piano del Pinguino passa dalla conquista del potere al rapimento dei primogeniti di Gotham e infine alla distruzione della città attraverso i pinguini armati di razzi. Waters costruisce quindi un legame preciso tra le identità dei protagonisti, ma non riesce a dare lo stesso equilibrio alle loro azioni.

Bruce Wayne e Selina Kyle al ballo in maschera in Batman – Il ritorno (1992).

Michael Keaton torna nel ruolo di Bruce Wayne/Batman con maggiore sicurezza rispetto al film precedente. Il suo Bruce appare meno impacciato e il rapporto con Selina gli permette di mostrare una partecipazione emotiva più evidente. Keaton ritiene che Batman non debba pronunciare lunghi discorsi una volta indossato il costume e chiede di ridurre gran parte delle battute previste. La scelta rafforza il mistero del personaggio, costruito attraverso silenzi e sguardi, ma contribuisce anche a lasciargli meno spazio rispetto agli antagonisti.

Sotto la maschera, Keaton lavora soprattutto attraverso la voce abbassata e l’immobilità, efficaci nei confronti ravvicinati, mentre la rigidità della tuta ne limita i movimenti durante i combattimenti. Il problema principale non è un peggioramento dell’interpretazione, ma la difficoltà di competere con personaggi ai quali la sceneggiatura concede trasformazioni, dialoghi e una presenza fisica maggiori. Dopo essere stato oscurato dal Joker nel 1989, Batman viene nuovamente superato dai propri antagonisti: rimane necessario allo sviluppo della storia senza diventare la figura più incisiva del film.

Michael Keaton nei panni di Bruce Wayne in Batman – Il ritorno (1992).

Danny DeVito costruisce un Pinguino lontanissimo dall’elegante criminale dei fumetti. Le protesi realizzate dallo studio di Stan Winston modificano il naso, i denti, la pelle e le mani dell’attore, mentre l’imbottitura ne altera la corporatura e il modo di camminare. DeVito completa la trasformazione attraverso la postura incurvata, l’andatura ondeggiante e una voce rauca, impastata e gutturale. Il doppiaggio italiano di Giorgio Lopez, pur non potendo riprodurne esattamente il suono, conserva un registro sporco e aggressivo coerente con la caratterizzazione. La saliva nera e il modo animalesco con cui Oswald mangia e si muove completano una figura tragica nella propria origine, ma ripugnante nelle azioni.

Michelle Pfeiffer, scelta dopo la rinuncia di Annette Bening dovuta alla gravidanza dell’attrice, offre la prova migliore del film. Nelle prime scene incurva il corpo, abbassa la voce e rende Selina quasi invisibile negli ambienti dominati da Shreck. Dopo la trasformazione cambia postura, tono e ritmo dei movimenti, senza separare completamente Catwoman dalla fragilità della donna precedente. Pfeiffer evita così di interpretare due personalità indipendenti: la sicurezza, la sensualità e la violenza di Catwoman sembrano nascere direttamente dalla rabbia accumulata da Selina.

L’attrice si prepara attraverso un allenamento nella kickboxing e nell’uso della frusta, ma la componente fisica non prevale sulla costruzione del personaggio. Anche nei momenti più provocatori lascia percepire l’instabilità di Selina e il progressivo deterioramento del suo equilibrio. Pfeiffer oscura Keaton non soltanto attraverso il costume e la sensualità di Catwoman, ma perché possiede un arco più completo e riesce a tenere insieme fragilità, rabbia, ironia e desiderio senza ridurre il personaggio a una figura seducente.

Christopher Walken interpreta Max Shreck senza ricorrere alle trasformazioni fisiche riservate a Pinguino e Catwoman. Walken conserva la stessa compostezza durante le apparizioni pubbliche e quando minaccia Selina o manipola Oswald, facendo emergere la crudeltà di Shreck senza ricorrere a eccessi. La sua prova è meno appariscente rispetto a quelle di DeVito e Pfeiffer, ma rende credibile un antagonista capace di muoversi nel potere economico e politico senza bisogno di una maschera.

Michael Gough torna a interpretare un Alfred affettuoso e discreto, ancora una volta principale legame di Bruce con una vita normale. Pat Hingle conserva invece uno spazio limitato come commissario James Gordon, mentre Michael Murphy interpreta il sindaco di Gotham come una figura quasi interamente subordinata allo scontro politico organizzato da Shreck. Il peso del film rimane quindi sulle interpretazioni di Keaton, DeVito, Pfeiffer e Walken.

Nel complesso, Batman – Il ritorno conserva lo squilibrio che limitava il film del 1989: ancora una volta Gotham e gli antagonisti si impongono sull’eroe. Catwoman e Pinguino possiedono trasformazioni e conflitti più incisivi, mentre Batman, pur rimanendo indispensabile alla storia, non riesce a diventarne il centro emotivo.

I personaggi risultano più solidi della trama che li contiene. La deformità del Pinguino, le cuciture di Catwoman, l’isolamento di Bruce e la rispettabilità di Shreck appartengono però allo stesso discorso sulle identità nascoste e sul rifiuto, mostrando modi differenti di costruire o nascondere la propria natura.

Tim Burton utilizza liberamente i personaggi dei fumetti per costruire una fiaba nera profondamente personale, ambientata in un Natale privo di calore. Il risultato è meno fedele alla tradizione editoriale e non sempre equilibrato nella narrazione, ma più compatto nell’atmosfera e più affascinante rispetto al film del 1989.

TRAILER
Il mio voto
7.5/10

Più personale e affascinante del primo, ma con Batman ancora dominato dai suoi antagonisti.

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Alla prossima visione,

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