
Titolo originale: Three Men and a Baby
Regia: Leonard Nimoy
Sceneggiatura: James Orr, Jim Cruickshank
Cast: Tom Selleck, Steve Guttenberg, Ted Danson, Nancy Travis, Margaret Colin, Derek de Lint, Paul Guilfoyle
Genere: Commedia
Durata: 102 minuti
Anno: 1987
Tre uomini possono cambiare pannolini, preparare biberon e perdere il sonno senza diventare automaticamente adulti. Prendersi cura di un bambino modifica le abitudini, ma maturare significa anche cambiare il modo in cui si considerano gli altri.
In Tre scapoli e un bebè (1987), tre uomini abituati a una vita comoda e senza legami si ritrovano improvvisamente a fare spazio a qualcuno che dipende completamente da loro. Una convivenza inattesa che mette alla prova il loro stile di vita e una leggerezza che non sempre riesce a gestire ciò che porta con sé.
Peter (Tom Selleck), Michael (Steve Guttenberg) e Jack (Ted Danson) condividono un elegante appartamento a New York e conducono una vita agiata, tra lavoro, feste e relazioni senza impegno. Poco prima di partire per girare un film, Jack viene avvertito da un amico che nei giorni successivi verrà recapitato a casa un pacco destinato a essere ritirato da altre persone.
Durante la sua assenza, Peter e Michael trovano davanti alla porta una neonata di nome Mary, accompagnata da un messaggio che rivela che Jack è suo padre. Convinti inizialmente che sia proprio quella la consegna annunciata, si ritrovano senza alcuna esperienza alle prese con pannolini, poppate e notti insonni.
Poco dopo arriva anche il vero pacco, che contiene droga. Da quel momento la difficoltà di occuparsi della bambina si intreccia con un equivoco molto più pericoloso, trascinando Peter e Michael in una vicenda criminale mentre cercano di adattarsi alla nuova presenza in casa.

Leonard Nimoy dirige il remake americano del francese Tre uomini e una culla (Trois Hommes et un couffin, 1985), su una sceneggiatura di Jim Cruickshank e James Orr che gioca sul contrasto tra uno stile di vita adulto ma sostanzialmente irresponsabile e l’arrivo improvviso della paternità. Tre uomini completamente impreparati davanti ai bisogni elementari di una neonata bastano a creare situazioni comiche e, insieme, a rendere credibile il loro progressivo coinvolgimento emotivo. Mary, inizialmente vissuta quasi come un problema da gestire, diventa poco a poco il centro della loro quotidianità.
Il limite è che questa crescita rimane quasi interamente confinata alla bambina. L’apertura presenta soprattutto Peter e Jack come uomini abituati a relazioni superficiali con le donne, ma utilizza questa caratterizzazione più come elemento di costume che come qualcosa da mettere davvero in discussione. Il rapporto con Mary li responsabilizza, senza modificare con la stessa chiarezza il modo in cui considerano chi li circonda. La leggerezza diventa così anche un limite: non perché la commedia debba trasformarsi in qualcosa di più serio, ma perché alcune situazioni vengono risolte senza affrontarne fino in fondo le implicazioni. Anche la madre di Mary, pur spiegando le proprie scelte, finisce per avere un ruolo subordinato all’attaccamento ormai maturato tra la bambina e i tre uomini.
La parte legata alla droga tenta di aggiungere movimento e tensione, ma resta poco amalgamata alla commedia domestica. Gli equivoci sono piuttosto elementari e la parentesi criminale finisce per spezzarne il ritmo più che arricchirla. Attorno al film nacque inoltre una celebre leggenda metropolitana, diffusasi soprattutto con l’home video: una sagoma visibile sullo sfondo di una scena venne scambiata per il fantasma di un bambino, ma si trattava in realtà di una figura cartonata di Jack rimasta sul set dopo il taglio di alcune scene.

Tom Selleck, Steve Guttenberg e Ted Danson danno tre caratteri diversi allo stesso modello di scapolo. Peter, interpretato da Selleck, parte come il più sicuro di sé del gruppo, ma con Mary lascia emergere un lato più protettivo. Michael, affidato a Guttenberg, è il più sensibile e spontaneo, mentre Jack conserva più a lungo un atteggiamento narcisista e distante. La loro intesa accompagna bene il passaggio dall’impaccio iniziale all’affetto per la bambina.
Nancy Travis, nel ruolo di Sylvia, ha invece meno spazio rispetto al peso che il personaggio assume nella storia. Riesce comunque a dare credibilità alle sue motivazioni, anche se la sceneggiatura continua a guardarla soprattutto attraverso il rapporto che ormai lega Mary ai tre uomini.
Tre scapoli e un bebè ha dalla sua interpreti affiatati e un coinvolgimento emotivo che cresce senza forzature. Proprio grazie ai protagonisti la commedia resta scorrevole e piacevole, anche quando tende a semplificare troppo ciò che introduce. La volontà di mantenere tutto leggero e rassicurante evita quasi sempre le conseguenze più scomode delle situazioni messe in scena: una scelta coerente con il tono, ma che finisce anche per limitarne le possibilità.
Commedia leggera e scorrevole, ma tra equivoci banali e una scrittura troppo accomodante resta più simpatica che incisiva.
🛒 Acquista il film in home video
Vuoi aggiungerlo alla tua collezione?
⚠️ Nota: Alcune edizioni potrebbero essere temporaneamente non disponibili. La sezione viene aggiornata periodicamente per segnalare ristampe o nuove uscite.
Alla prossima visione,
Il Collezionista di Cinema
