I vicini di casa (1981)

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: Neighbors

Regia: John G. Avildsen

Sceneggiatura: Larry Gelbart

Cast: John Belushi, Dan Aykroyd, Cathy Moriarty, Kathryn Walker, Tim Kazurinsky

Genere: Commedia

Durata: 91 minuti

Anno: 1981

L’assurdo è come una casa in cui porte e finestre non conducono dove dovrebbero, ma continuano ad appartenere allo stesso edificio. Ci si può perdere al suo interno, purché da qualche parte esista ancora una struttura capace di tenere insieme ogni deviazione.

È la casa scelta da I vicini di casa (1981), dove black comedy, farsa e incubo suburbano finiscono per sovrapporsi. La perplessità nasce dal tentativo di orientarsi tra comportamenti, intenzioni e situazioni che sembrano continuamente promettere una spiegazione: esiste una logica nascosta oppure cercarla fa parte dell’esperienza?

TRAMA

Earl Keese (John Belushi) conduce un’esistenza monotona con la moglie Enid (Kathryn Walker) in una casa situata al termine di una strada isolata. La sua routine viene interrotta dall’arrivo di Vic (Dan Aykroyd) e Ramona (Cathy Moriarty), una coppia invadente e imprevedibile che entra immediatamente nella vita dei Keese senza rispettarne spazi e abitudini.

Quella che dovrebbe essere una semplice serata tra vicini si trasforma così in una successione sempre più tesa di sospetti, provocazioni e scontri.

Scena del film I vicini di casa (1981) con Ramona, Elaine, Vic ed Earl riuniti in cucina.

La presenza di John G. Avildsen dietro la macchina da presa rende I vicini di casa ancora più singolare. Da La guerra del cittadino Joe (1970) a Salvate la tigre (1973), fino al successo e all’Oscar ottenuto con Rocky (1976), il regista aveva raccontato uomini comuni alle prese con conflitti concreti e realtà riconoscibili; una linea che avrebbe ripreso pochi anni dopo con Karate Kid – Per vincere domani (1984). Al centro c’è ancora un uomo intrappolato in un’esistenza insoddisfacente, questa volta immerso in una dimensione nella quale ogni riferimento perde consistenza. Avildsen concentra quasi tutto il film in due case al termine di una strada senza uscita, circondate da tralicci dell’alta tensione, vegetazione e una palude avvolta dalla nebbia. Il quartiere assume così i contorni di un luogo separato dal mondo, trasformando la periferia americana in un piccolo incubo.

Avildsen non riesce soprattutto a governare i diversi registri. Il film passa dalla black comedy alla farsa, dall’incubo psicologico alla comicità demenziale, alternando tensione, provocazioni sessuali e situazioni da cartone animato. Più che un contrasto studiato, emerge una continua indecisione sul tono da seguire. Anche la musica di Bill Conti, subentrata alla partitura inutilizzata di Tom Scott, insiste su una comicità quasi da sitcom e accentua ulteriormente questa incertezza.

La sceneggiatura firmata da Larry Gelbart adatta l’omonimo romanzo pubblicato da Thomas Berger nel 1980. Alla base dell’adattamento c’è una realtà filtrata dalla percezione poco affidabile di Earl, nella quale diventa difficile distinguere gli avvenimenti dalle deformazioni prodotte dalla sua paranoia. Vic e Ramona possono assumere anche una funzione simbolica, incarnando libertà, sesso, aggressività e tutto ciò che l’uomo ha escluso dalla propria esistenza.

Il film, però, non rende abbastanza leggibile questo filtro. Non si capisce fino a che punto Vic e Ramona siano semplicemente due persone eccentriche o figure deformate dalla percezione e dalle frustrazioni del protagonista. Rimane inspiegabile anche perché Enid li accetti immediatamente e, più tardi, Elaine reagisca con la stessa naturalezza, così come il continuo passaggio di Earl e Vic dall’ostilità alla complicità. Persino una banale truffa di 32 dollari per la cena provoca un’escalation del tutto sproporzionata, mentre i personaggi cambiano atteggiamento secondo le necessità della singola scena. L’assurdo non deve rispettare la realtà, ma ha comunque bisogno di una logica interna. Questa coerenza continua a mancare anche nell’epilogo, chiamato a completare la trasformazione di Earl senza aver preparato i passaggi necessari.

Le due case isolate e il traliccio dell’alta tensione in una scena del film I vicini di casa (1981).

John Belushi e Dan Aykroyd avrebbero dovuto interpretare rispettivamente Vic ed Earl, ruoli più vicini alle loro immagini abituali, ma l’assegnazione fu invertita prima delle riprese. Belushi trattiene così la propria energia nei panni di un uomo dimesso e frustrato, mostrando un lato meno esplosivo della sua comicità, anche se penalizzato dai bruschi cambiamenti del personaggio. Aykroyd possiede invece l’invadenza necessaria per Vic e ne esaspera ogni eccentricità attraverso gesti, inflessioni e un aspetto volutamente artificiale. I capelli biondi, gli abiti vistosi e le lenti di un azzurro chiarissimo lo rendono immediatamente estraneo e poco rassicurante, ma restano elementi privi di una motivazione precisa.

Il confronto tra i due assume inevitabilmente una nota amara: dopo 1941 – Allarme a Hollywood (1979) e The Blues Brothers (1980), questa fu la loro terza e ultima collaborazione cinematografica, nonché l’ultimo film interpretato da Belushi prima della morte, avvenuta pochi mesi dopo l’uscita nelle sale. Accanto a loro, Cathy Moriarty affida Ramona a una sensualità esplicita e aggressiva, mentre Kathryn Walker affronta l’incomprensibile complicità di Enid con i nuovi arrivati come se fosse del tutto naturale. Lauren-Marie Taylor interpreta Elaine, la figlia di Earl ed Enid: ha poco spazio, ma la sua immediata familiarità con Vic e Ramona contribuisce ad accentuare l’isolamento del padre all’interno della stessa famiglia.

Scena del film I vicini di casa (1981) con Vic, Enid, Earl, Elaine e Ramona riuniti a tavola.

I vicini di casa vorrebbe trasformare repressione, paranoia e desiderio di fuga in una black comedy disturbante, ma non trova la logica interna necessaria a tenere insieme le proprie provocazioni. L’ambientazione, lo scambio dei ruoli e qualche intuizione isolata non compensano personaggi incoerenti, continui cambi di tono e situazioni prive di una progressione riconoscibile. Il risultato disorienta molto più di quanto diverta, riducendo l’assurdo a semplice confusione.

TRAILER
Il mio voto
4/10

Commedia grottesca incapace di dare senso alle proprie eccentricità.

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Alla prossima visione,

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