Dracula di Bram Stoker (1992)

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: Bram Stoker’s Dracula

Regia: Francis Ford Coppola

Sceneggiatura: James V. Hart

Cast: Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves, Richard E. Grant, Cary Elwes, Bill Campbell, Sadie Frost, Tom Waits, Monica Bellucci

Genere: Horror, Romantico

Durata: 128 minuti

Anno: 1992

Quattro secoli possono cambiare il mondo, ma non necessariamente ciò che un uomo ha perduto. Per Dracula il tempo non cancella il dolore: lo prolunga, trasformando l’eternità da privilegio a condanna.

Nel 1992 Francis Ford Coppola riporta sullo schermo uno dei personaggi più rappresentati dal cinema e firma una versione destinata a lasciare un segno profondo. In Dracula di Bram Stoker, dietro il vampiro torna a emergere l’uomo e con lui un amore che nemmeno la morte è riuscita a seppellire.

TRAMA

Nel 1462 il principe Vlad (Gary Oldman) torna dalla guerra e scopre che l’amata Elisabeta (Winona Ryder), convinta della sua morte, si è tolta la vita. Quando apprende che il suicidio ne ha condannato l’anima, Vlad rinnega Dio e dà origine alla propria dannazione.

Quattro secoli dopo, l’avvocato Jonathan Harker (Keanu Reeves) raggiunge la Transilvania per concludere l’acquisto di alcune proprietà londinesi da parte del conte Dracula. Nel castello, il conte vede una fotografia della fidanzata di Jonathan, Mina Murray (Winona Ryder), e riconosce in lei il volto di Elisabeta. Giunto a Londra, Dracula si avvicina a Mina, mentre la sua presenza coinvolge anche l’amica Lucy Westenra (Sadie Frost). Le condizioni della giovane iniziano presto a destare preoccupazione e il dottor Jack Seward (Richard E. Grant) si rivolge al professor Abraham Van Helsing (Anthony Hopkins), chiamato a capire cosa le stia accadendo.

Jonathan Harker e il conte Dracula nel castello in Dracula di Bram Stoker (1992).

Fin dalle prime immagini è evidente quanto Dracula di Bram Stoker punti sulla forza visiva del racconto. Coppola non cerca però quell’effetto affidandosi alle possibilità più moderne disponibili all’inizio degli anni ’90, ma guarda indietro fino al periodo in cui il cinema stava imparando a creare l’impossibile. Il romanzo di Bram Stoker viene pubblicato nel 1897, negli stessi anni in cui le immagini in movimento cominciano a diffondersi, e questa vicinanza si riflette anche nella realizzazione del film, attraverso il recupero di tecniche appartenenti alle origini del cinema. La preparazione fu particolarmente accurata. Durante le dieci settimane di pre-produzione il film venne progettato attraverso numerosi storyboard, fino ad avere praticamente ogni inquadratura disegnata prima dell’inizio delle riprese. Esposizioni multiple, sovrimpressioni, proiezioni, miniature, prospettive forzate, riprese al contrario e variazioni della velocità della macchina da presa diventano parte del linguaggio visivo. Coppola affidò al figlio Roman, impegnato nella seconda unità, un ruolo importante nella realizzazione di molti degli effetti visivi. Per alcune immagini venne utilizzata persino una vecchia cinepresa Pathé azionata a manovella.

Uno degli esempi più belli è l’ombra di Dracula, che si muove indipendentemente dal corpo che dovrebbe proiettarla, allungandosi sulle pareti e compiendo gesti diversi da quelli del conte. L’ombra sembra avere una vita propria e lascia intravedere la natura di Dracula anche quando lui rimane apparentemente immobile. La fotografia di Michael Ballhaus accentua ulteriormente l’atmosfera. La Transilvania vive tra oscurità, fuoco, fumo e spazi che sembrano fuori dal tempo; Londra è invece attraversata dalla nebbia e dai segni della modernità, tra macchine, fotografia, fonografo e immagini cinematografiche. Dracula entra in quel mondo portandosi dietro secoli di storia. Anche castello, cieli e paesaggi non cercano necessariamente di sembrare reali: Coppola lascia volutamente affiorare qualcosa di teatrale e artificiale, riuscendo a passare dal gotico al sogno, dall’erotismo all’orrore senza spezzare l’atmosfera.

Dracula e Jonathan Harker con l'ombra del conte in Dracula di Bram Stoker (1992).

I costumi di Eiko Ishioka hanno un’importanza altrettanto evidente. Coppola voleva che fossero gli abiti stessi a diventare parte della scenografia e Ishioka si allontana completamente dall’immagine più tradizionale del vampiro. L’armatura rossa di Vlad richiama un corpo con la muscolatura esposta; secoli dopo, l’anziano conte sostituisce il classico mantello nero con una lunga veste cremisi. Lucy porta la propria sensualità anche negli abiti, fino al costume vampiresco ispirato alla lucertola dal collare, mentre Mina appare inizialmente molto più composta e vittoriana, prima che il rosso entri anche nel suo abbigliamento. Un lavoro che valse a Ishioka l’Oscar per i migliori costumi. Dracula, del resto, non possiede nemmeno un unico volto. Il trucco lo trasforma nel vecchio conte dai capelli bianchi, nel giovane aristocratico londinese e nelle diverse creature in cui perde progressivamente i propri tratti umani. Greg Cannom, Michèle Burke e Matthew W. Mungle vinsero l’Oscar per il trucco. Il film ottenne anche la statuetta per il montaggio degli effetti sonori di Tom C. McCarthy e David E. Stone, mentre Thomas Sanders e Garrett Lewis furono candidati per scenografia e arredamento.

La musica di Wojciech Kilar merita lo stesso spazio delle immagini. È cupa e minacciosa quando accompagna la presenza di Dracula, ma sa diventare malinconica e romantica quando emerge il legame con Mina. Non dimentica mai la componente oscura del personaggio, nemmeno quando il sentimento prende il sopravvento, contribuendo alla dimensione quasi operistica del film.

Lucy Westenra nel costume vampiresco in Dracula di Bram Stoker (1992).

Dracula di Bram Stoker recupera dal romanzo molto più di quanto possa suggerire la grande libertà presa nel trasformare il conte in una figura romantica. La sceneggiatura di James V. Hart, alla quale lavorava da anni e che Winona Ryder portò all’attenzione di Francis Ford Coppola, mantiene Jonathan in Transilvania, Lucy e i suoi tre pretendenti, Seward, Renfield, Van Helsing, il viaggio verso l’Inghilterra, le proprietà acquistate da Dracula, le casse di terra e l’inseguimento che riporta la storia verso la Transilvania. Anche diari, lettere e registrazioni richiamano continuamente la costruzione epistolare del libro. Eppure proprio l’elemento sul quale il film poggia emotivamente è estraneo a Stoker. Elisabeta e l’amore che attraversa i secoli non appartengono al romanzo. Mina non è la reincarnazione della moglie perduta di Dracula e tra lei e il conte non esiste la storia d’amore raccontata dal film. Nel libro Mina ama Jonathan e Dracula rappresenta per lei una minaccia, fino alla contaminazione che crea un legame soprannaturale tra i due. Coppola e Hart conservano quindi buona parte della storia di Stoker, ma ne cambiano profondamente il cuore. Dracula diventa un uomo distrutto dalla perdita di Elisabeta che, ribellandosi a Dio, trasforma il proprio dolore in una condanna destinata a durare per secoli. Quando ritrova quel volto in Mina, l’eternità gli offre improvvisamente la possibilità di recuperare ciò che credeva perduto per sempre.

Dracula e Mina Murray a Londra in Dracula di Bram Stoker (1992).

È una scelta che caratterizza profondamente il film, ma apre anche alcuni problemi. Dracula non decide infatti di andare in Inghilterra perché sa che Mina si trova lì. L’acquisto delle proprietà londinesi è già in corso quando Jonathan raggiunge il castello e soltanto allora la fotografia della fidanzata gli mostra il volto di Elisabeta. Renfield era già entrato in contatto con il conte occupandosi dei suoi affari ed è il suo crollo mentale a portare Jonathan a sostituirlo. Dopo quattrocento anni Dracula decide quindi di stabilirsi proprio nella città in cui vive Mina; l’uomo mandato a concludere l’affare è proprio il suo fidanzato e porta con sé la fotografia che permette al conte di riconoscerla. Il destino può spiegare l’incontro all’interno di una storia costruita sull’amore che supera il tempo e la morte, ma la coincidenza rimane enorme.

Anche Mina lascia qualche interrogativo. All’inizio respinge l’uomo che incontra a Londra, poi ne è incuriosita e progressivamente attratta. In lei affiorano sensazioni che sembrano appartenere a Elisabeta, ma Dracula è anche una creatura capace di esercitare un’influenza soprannaturale sulle proprie vittime. Non è sempre chiaro dove finisca Mina e dove cominci Elisabeta, quanto del sentimento appartenga alla donna del presente e quanto alla sua vita precedente, né fino a che punto intervenga il potere del conte. Il film lascia volutamente sfumati questi confini e punta soprattutto sulla forza del loro legame.

Jonathan finisce inevitabilmente dall’altra parte di questo rapporto. Mina ama il proprio fidanzato e arriva a sposarlo, mentre lui ha vissuto nel castello di Dracula un’esperienza terrificante, è stato tenuto prigioniero e ha conosciuto direttamente ciò di cui il conte è capace. Quando Dracula entra definitivamente nella vita di Mina, però, il possibile conflitto tra i tre rimane in secondo piano. Jonathan perde progressivamente centralità proprio quando avrebbe più motivi per reagire, sia verso l’uomo che gli ha inflitto quell’orrore sia di fronte ai sentimenti che sua moglie manifesta per lui. È uno degli aspetti che avrebbero meritato maggiore spazio.

Qualche forzatura riguarda anche il modo in cui i personaggi arrivano a comprendere il soprannaturale. È credibile che uomini cresciuti nella razionalità della società vittoriana fatichino inizialmente ad accettare vampiri e maledizioni; lo è meno quando gli eventi impossibili iniziano ad accumularsi. Jonathan, soprattutto, possiede un’esperienza diretta di Dracula che dovrebbe metterlo molto prima nelle condizioni di capire cosa stia accadendo. Nella seconda parte molte linee narrative devono inoltre convergere rapidamente. Mina, Jonathan, Lucy, Van Helsing, Renfield e gli uomini coinvolti nella caccia finiscono tutti nello stesso movimento verso lo scontro conclusivo; il ritmo aumenta e non ogni personaggio o rapporto riesce a ricevere lo stesso spazio.

Alla fine, le maggiori libertà prese rispetto al romanzo sono anche quelle che distinguono maggiormente il film. Coppola e Hart recuperano moltissimo di Stoker, ma cambiano l’elemento che finisce per definire il loro Dracula. La storia di Elisabeta e Mina crea alcune delle forzature più evidenti, ma è anche quella che trasforma il conte in qualcosa di diverso: un uomo condannato a un’eternità nella quale ritrovare, quattro secoli dopo, la donna per la quale aveva perduto tutto.

Mina Murray e Jonathan Harker in Dracula di Bram Stoker (1992).

Dopo aver costruito Dracula attraverso forme ed età così diverse, serviva un attore capace di non scomparire dietro tutto quel lavoro visivo. Coppola trovò in Gary Oldman soprattutto la componente passionale che cercava per il personaggio, e la scelta si rivela fondamentale. Non è soltanto il trucco a renderlo irriconoscibile: cambiano il corpo, la voce, il modo di muoversi e persino la presenza quando rimane immobile. Il vecchio conte che accoglie Jonathan mantiene una cortesia dietro la quale si avverte immediatamente qualcosa di inquietante; il giovane Dracula londinese ha invece fascino, eleganza e una malinconia che rendono credibile l’attrazione di Mina. Quando emerge la creatura, Oldman non perde però la ferocia necessaria a ricordare chi abbiamo davanti. Può sparire sotto protesi e costumi estremi senza essere inghiottito da ciò che indossa e tornare quasi completamente umano senza far dimenticare il vampiro. Il film gli chiede di attraversare secoli, età e forme differenti, passando dal guerriero al vecchio conte, dal seduttore al mostro. È una prova enorme e Oldman riesce a tenere insieme tutte queste incarnazioni senza dare l’impressione che appartengano a personaggi diversi.

Winona Ryder mantiene inizialmente Mina molto più composta rispetto alla sensualità esplicita di Lucy, lasciando che l’incontro con Dracula la cambi gradualmente. Non tutte le svolte del personaggio sono sostenute allo stesso modo dalla sceneggiatura, ma il rapporto con Oldman riesce spesso a dare continuità a passaggi che sulla pagina risultano più bruschi. Anthony Hopkins veste invece i panni di Van Helsing, tutt’altro che austero: energico, eccentrico, a tratti sgradevole e capace di passare improvvisamente dall’orrore a momenti quasi divertiti. Hopkins compare inoltre nel prologo nei panni del sacerdote Cesare, colui che comunica a Vlad la dannazione dell’anima di Elisabeta. Una doppia presenza curiosa, considerando che quattro secoli dopo sarà proprio Van Helsing a guidare la caccia contro Dracula.

Anthony Hopkins nei ruoli del sacerdote Cesare e di Abraham Van Helsing in Dracula di Bram Stoker (1992).

Keanu Reeves rimane inevitabilmente più in ombra. Nella versione originale, il suo accento inglese fu uno degli aspetti più criticati dell’interpretazione già all’uscita del film, un limite che naturalmente scompare nel doppiaggio italiano. Ma il problema di Jonathan non si esaurisce lì. Dopo la Transilvania la sceneggiatura gli concede progressivamente meno spazio e il confronto con due presenze come Oldman e Hopkins accentua ulteriormente la differenza. Reeves è ben lontano dall’essere disastroso come spesso viene descritto, ma è sicuramente l’attore che fatica maggiormente a imporsi all’interno del gruppo.

Sadie Frost dà a Lucy una sensualità molto più esplicita di quella di Mina. La sua vitalità iniziale rende ancora più forte ciò che accade successivamente al personaggio e Frost affronta senza timore anche i momenti in cui erotismo e orrore finiscono per confondersi. Lucy diventa così uno dei personaggi attraverso i quali il lato più carnale del film viene fuori con maggiore libertà. La stessa componente ritorna nelle tre spose di Dracula, tra le quali compare una giovanissima Monica Bellucci. La sua è una presenza breve, ma Coppola ne sfrutta apertamente la bellezza e la sensualità, affidandole anche una delle apparizioni più provocanti del film.

Tom Waits riesce invece a rendere Renfield impossibile da ignorare. La voce, i movimenti e gli scatti gli danno una presenza repellente e disturbante. Dietro la follia rimane percepibile un uomo completamente assoggettato a Dracula e proprio questa condizione gli lascia anche qualcosa di tragico. Cary Elwes, Richard E. Grant e Billy Campbell completano il gruppo che si stringe intorno a Van Helsing: hanno meno spazio per distinguersi individualmente, ma contribuiscono a mantenere quella dimensione corale che il film recupera dal romanzo.

Monica Bellucci nei panni di una delle spose di Dracula in Dracula di Bram Stoker (1992).

Dracula di Bram Stoker porta nel titolo il nome dello scrittore, ma compie la sua scelta più importante proprio quando decide di allontanarsene. L’amore che attraversa i secoli appartiene al film, non al romanzo, e da questa libertà nascono tanto alcune delle sue fragilità quanto ciò che lo rende così particolare.

La sceneggiatura non è sempre altrettanto solida, ma Coppola trova nelle immagini una forza capace spesso di andare oltre i suoi limiti. Fotografia, costumi, trucco, effetti e musica danno forma a un mondo immediatamente riconoscibile, al centro del quale Gary Oldman dà a Dracula fascino, ferocia e malinconia. L’immortalità assume allora un significato diverso: non è soltanto il potere del vampiro, ma la condanna di un uomo costretto a continuare a esistere dopo aver perso la donna per la quale aveva rinnegato Dio. Il suo ritorno, quattro secoli dopo, trasforma quella condanna nella possibilità di riavere ciò che il tempo non era riuscito a cancellare.

A più di trent’anni di distanza, Dracula di Bram Stoker continua a offrire qualcosa da scoprire a ogni nuova visione e rimane uno dei film più affascinanti dedicati al personaggio.

TRAILER
Il mio voto
8/10

Coppola tradisce Stoker dove conta di più e proprio lì crea un Dracula imperfetto, ma difficile da dimenticare.

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Alla prossima visione,

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