L’uomo dei sussurri (2026)

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: The Whisper Man

Regia: James Ashcroft

Sceneggiatura: Ben Jacoby, Chase Palmer

Cast: Robert De Niro, Michelle Monaghan, Adam Scott, Michael Keaton, Owen Teague, Hamish Linklater, Acston Luca Porto, Will Brill, Robert Clohessy

Genere: Thriller, Drammatico

Durata: 114 minuti

Anno: 2026

Tipologia: Film in streaming

Una voce oltre la porta può bastare a rendere minaccioso anche il luogo in cui un bambino dovrebbe sentirsi al sicuro. Non serve vedere chi sta parlando: è sufficiente capire che qualcuno è riuscito ad avvicinarsi senza farsi notare.

Arrivato in esclusiva su Netflix il 28 agosto 2026, L’uomo dei sussurri riapre un caso che sembrava chiuso con l’arresto di un serial killer. Una nuova scomparsa riporta a galla domande rimaste senza risposta, insieme alle vecchie ferite che continuano a condizionare il rapporto tra padri e figli.

TRAMA

La detective Amanda Beck (Michelle Monaghan) indaga sulla scomparsa di un bambino. Il ritrovamento di un’altra giovane vittima presenta diverse somiglianze con i delitti commessi anni prima da Frank Carter (Michael Keaton), serial killer conosciuto come l’Uomo dei sussurri e rinchiuso in carcere da molto tempo. Amanda chiede aiuto a Pete Willis (Robert De Niro), il detective che aveva arrestato Carter, ma l’uomo inizialmente rifiuta di tornare sul caso. L’arrivo di una registrazione attribuita all’Uomo dei sussurri conferma però il legame con i crimini del passato.

Nello stesso periodo, lo scrittore Tom Kennedy (Adam Scott), rimasto da poco vedovo, si trasferisce in città con il figlio Jake (Acston Luca Porto), sperando di ricominciare. Il bambino fatica ad adattarsi alla nuova vita, parla con una misteriosa amica immaginaria e comincia a recitare la filastrocca legata al serial killer.

Quando Jake scompare, Tom chiede aiuto a Pete, suo padre, con il quale non ha rapporti da tempo. Il caso riporta così padre e figlio fianco a fianco, mentre Amanda cerca di scoprire chi stia ripetendo i delitti dell’Uomo dei sussurri e quale legame abbia con Frank Carter.

Tom Kennedy insieme al figlio Jake in una scena de L’uomo dei sussurri (2026).

James Ashcroft, dopo Viaggio nell’incubo (Coming Home in the Dark, 2021) e Le regole di Jenny Pen (The Rule of Jenny Pen, 2024), affida soprattutto a Jake le sfumature horror del film. Il bambino recita la filastrocca dell’Uomo dei sussurri e parla con una bambina che il padre considera un’amica immaginaria. La minaccia prende così forma attraverso voci e presenze delle quali non è ancora possibile comprendere l’origine. Una delle immagini più inquietanti arriva quando una mano attraversa la buca delle lettere mentre una voce cerca di convincere Jake a uscire. Tra il bambino e chi lo sta osservando rimane soltanto lo spessore della porta.

La fotografia di Peter Deming utilizza tonalità fredde e lascia spesso stanze e volti nella penombra. L’aspetto visivo ricorda altri thriller dedicati ai serial killer, ma accentua anche l’isolamento della casa e dei suoi abitanti. Ashcroft non basa l’atmosfera sui classici salti sulla sedia e preferisce affidarsi ai sussurri e a ciò che viene lasciato fuori dall’inquadratura.

Nonostante la durata di un’ora e cinquantaquattro minuti, il film non risulta pesante. Il racconto passa dagli interrogatori alla casa dei Kennedy e al carcere, alternando l’indagine ai rapporti familiari. La tensione non raggiunge livelli particolarmente alti, ma la ricerca dell’assassino permette alle quasi due ore di scorrere facilmente.

Jake davanti alla porta mentre una mano attraversa la buca delle lettere in L’uomo dei sussurri (2026).

Ben Jacoby e Chase Palmer adattano l’omonimo romanzo di Alex North, pubblicato nel 2019. L’indagine sulle nuove sparizioni si lega al rapporto tra padri e figli: Tom teme di non riuscire ad aiutare Jake dopo la morte della moglie, anche perché è cresciuto accanto a un padre spesso assente. Pete porta invece il peso degli errori commessi come genitore e di un caso che, nonostante l’arresto di Frank Carter, non è mai riuscito ad abbandonare del tutto.

Il rapimento di Jake riunisce Tom e Pete dopo anni di distanza. Per il primo significa affidarsi nuovamente a un padre dal quale si era allontanato; per il secondo rappresenta la possibilità di rimediare, almeno in parte, alle proprie mancanze. Frank Carter continua intanto a condizionare l’indagine dal carcere, senza che sia ancora chiaro quale rapporto abbia con le nuove sparizioni.

Il lutto irrisolto, il trauma infantile che riaffiora nell’età adulta e la difficoltà di comunicare tra genitori e figli non sono temi nuovi. L’uomo dei sussurri li inserisce bene nel mistero, ma perde solidità quando deve spiegare la psicologia dell’assassino. Il rapporto tra il trauma subito e la violenza esercitata sugli altri rimane poco convincente: il film presenta un impulso estremo senza fornire abbastanza elementi per comprenderne davvero l’origine.

Anche il finale risolve alcuni passaggi troppo rapidamente. Una resa dei conti importante si conclude senza la forza che avrebbe richiesto, mentre l’ultimo richiamo al soprannaturale introduce una nota più sentimentale rispetto al resto del racconto. Il film ne lascia volutamente incerta la natura, ma il modo in cui viene presentato convince meno.

Tom Kennedy e suo padre Pete Willis in una scena de L’uomo dei sussurri (2026).

Robert De Niro, Adam Scott, Michelle Monaghan e Michael Keaton formano un cast importante, ma nessuno assume un ruolo dominante. Le loro prove rimangono sullo stesso livello e accompagnano i diversi lati della storia senza che un attore prevalga sugli altri.

Adam Scott rende credibile la stanchezza di un padre ancora bloccato nel lutto, soprattutto negli scambi impacciati con Jake, dove si avverte la difficoltà di Tom nel capire come avvicinarsi al figlio. Robert De Niro dà a Pete la durezza e il rimorso di un uomo consapevole di avere fallito come padre, nonostante le capacità dimostrate come detective. La distanza con Tom rimane evidente anche quando il caso li riporta uno accanto all’altro.

Michelle Monaghan è convincente nei panni di Amanda Beck, una poliziotta determinata che teme di non arrivare in tempo. Michael Keaton compare soltanto in poche scene, ma la voce bassa, lo sguardo fisso e il compiacimento con cui provoca Pete bastano a rendere Frank Carter sgradevole e minaccioso.

Owen Teague dispone di meno spazio e sfrutta l’ambiguità del proprio personaggio, anche se la sceneggiatura gli concede poco tempo per approfondirlo. Acston Luca Porto affronta invece il ruolo più delicato: il suo Jake alterna il dolore per la madre, la difficoltà di comunicare con il padre e la paura provocata da ciò che accade intorno a lui senza risultare eccessivo.

Amanda Beck e Frank Carter in due scene de L’uomo dei sussurri (2026).

L’uomo dei sussurri riprende diversi elementi già conosciuti del thriller sui serial killer, dai vecchi delitti che tornano nel presente ai traumi familiari mai superati. Il rapporto tra padri e figli è l’aspetto più interessante, ma le motivazioni dell’assassino rimangono poco convincenti e il finale risolve troppo in fretta alcuni passaggi importanti.

Non è un capolavoro, ma l’atmosfera cupa, alcune immagini inquietanti e un cast senza punti deboli lo rendono un thriller capace di coinvolgere fino alla fine.

TRAILER
Il mio voto
6/10

Thriller cupo e scorrevole, ma poco originale e debole nel finale.

Alla prossima visione,

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