Legge criminale (1988)

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: Criminal Law

Regia: Martin Campbell

Sceneggiatura: Mark Kasdan

Cast: Gary Oldman, Kevin Bacon, Tess Harper, Karen Young, Joe Don Baker, Ron Lea, Michael Sinelnikoff

Genere: Thriller

Durata: 117 minuti

Anno: 1988

Un’assoluzione stabilisce che l’accusa non è riuscita a dimostrare la colpevolezza, non necessariamente che l’imputato sia innocente. Per un avvocato questa distinzione fa parte del mestiere, almeno finché il dubbio non assume un peso impossibile da ignorare.

In Legge criminale (1988), una vittoria in tribunale lascia Ben Chase davanti a una domanda che la legge non può risolvere al posto suo: quanto è disposto a rischiare per rimediare alle conseguenze del proprio successo?

TRAMA

Ben Chase (Gary Oldman) è un giovane avvocato brillante e ambizioso. Durante un processo per omicidio mette in discussione la testimonianza decisiva dell’accusa e ottiene l’assoluzione di Martin Thiel (Kevin Bacon), giovane di famiglia facoltosa.

Poco dopo viene commesso un nuovo delitto che fa ricadere nuovamente i sospetti su Martin. Quando il suo ex cliente torna a chiedere assistenza, Ben accetta di rappresentarlo, convinto di essere stato manipolato e deciso a raccogliere le prove necessarie per fermarlo.

Gary Oldman e Kevin Bacon in una scena del processo di Legge criminale (1988).

Martin Campbell apre il film nell’aula di tribunale e presenta Ben Chase attraverso il modo in cui esercita la professione. L’avvocato non dimostra l’innocenza di Martin, ma attacca l’attendibilità della testimone e insinua nella giuria il dubbio necessario a ottenere l’assoluzione. Il processo rivela subito la sicurezza, l’abilità e anche l’arroganza del protagonista: per lui conta vincere, mentre la verità rimane fuori dal proprio incarico. Campbell insiste su questo lato del personaggio anche fuori dall’aula, alternando attraverso il montaggio un rapporto sessuale a una partita di racquetball. L’accostamento è esplicito, ma comunica con efficacia l’energia aggressiva con cui Ben affronta il lavoro, le relazioni e ogni situazione nella quale sente il bisogno di prevalere.

Concluso il processo, Campbell concentra gradualmente l’attenzione sul confronto psicologico tra Ben e Martin. Il film si segue senza fatica, anche se la tensione ricorre spesso allo stesso espediente: un falso allarme seguito dall’arrivo improvviso della vera minaccia. La ripetizione finisce per rendere prevedibile il meccanismo. La fotografia di Phil Méheux, gli interni in penombra, le strade bagnate e la musica di Jerry Goldsmith richiamano immediatamente i thriller di fine anni ’80. L’atmosfera rimane un elemento di contorno, ma si accorda bene con il tono cupo della storia.

La sceneggiatura di Mark Kasdan mostra presto le conseguenze della vittoria ottenuta da Ben. L’avvocato ha svolto il proprio lavoro, ma non riesce ad accettare che la sua abilità abbia rimesso in libertà un assassino. La decisione di incastrare Martin nasce dal senso di colpa, dal bisogno di giustizia e anche dall’orgoglio ferito per essere stato manipolato. La domanda più interessante non riguarda quindi soltanto il modo in cui fermare un omicida, ma quanto possa spingersi oltre un difensore quando la coscienza entra in conflitto con i suoi obblighi professionali. Il professor Clemens, suo ex docente, ricorda a Ben che il compito di un avvocato non è decidere chi meriti di essere difeso. I loro incontri mostrano che il protagonista comprende il confine che sta oltrepassando, ma rimangono troppo brevi. Il tema viene sollevato con chiarezza senza ricevere l’approfondimento necessario per incidere davvero sulla storia.

Da quel momento, il rapporto tra Ben e Martin occupa quasi interamente la scena. L’assassino coinvolge l’uomo che lo ha fatto assolvere, ne studia le reazioni e cerca di trascinarlo sul proprio terreno. Alcuni elementi del passato di Martin e il difficile rapporto con la madre permettono gradualmente di comprendere l’origine della sua ossessione. La spiegazione possiede una propria logica, ma arriva tardi e affida quasi interamente alla sua infanzia la follia dell’adulto.

Martin, inoltre, sembra prevedere ogni mossa dell’avvocato e volgere sempre gli eventi a proprio vantaggio. Questa superiorità crea tensione, ma alla lunga diventa artificiale. Anche Ben compie scelte poco prudenti, nonostante sia presentato come un uomo intelligente. L’esempio più evidente è l’incontro notturno nel parco: pur avendo già motivi per diffidare del proprio cliente, accetta di raggiungerlo da solo, in un luogo isolato e sotto la pioggia. La scena ha una buona atmosfera, ma forza il suo comportamento e ne indebolisce momentaneamente la credibilità.

Anche nel finale l’intuizione è migliore della realizzazione. Martin porta il loro gioco alle conseguenze estreme e obbliga Ben a confrontarsi con il confine tra giustizia e vendetta. L’idea è coerente con il rapporto sviluppato tra i due, ma lo scontro concentra troppi avvenimenti in pochi minuti. La fretta riduce l’impatto di una chiusura che avrebbe avuto bisogno di maggiore preparazione e respiro.

Ben Chase in una scena notturna sotto la pioggia in Legge criminale (1988).

Gary Oldman rende naturale il passaggio di Ben dall’arroganza al senso di colpa. All’inizio è sicuro della propria intelligenza e compiaciuto dalla capacità di dominare l’aula; l’assoluzione di Martin rappresenta prima di tutto una vittoria personale. Quando comprende di essere stato usato, quella sicurezza comincia a sgretolarsi. L’attore non ne fa improvvisamente un eroe: nel desiderio di fermare l’assassino rimangono visibili la responsabilità per ciò che è accaduto e l’orgoglio di chi non sopporta di essere stato battuto sul proprio terreno. La sceneggiatura costringe Ben ad alcune reazioni incoerenti con la lucidità mostrata altrove, ma l’interpretazione collega le diverse fasi del suo cambiamento senza passaggi bruschi.

Kevin Bacon possiede invece il volto perfetto per Martin Thiel. A quattro anni da Footloose (1984), ribalta l’immagine del ragazzo perbene che lo aveva reso popolare: può apparire educato, fragile e quasi rassicurante, lasciando affiorare qualcosa di minaccioso anche quando non alza la voce. Il sorriso trattenuto e il modo in cui osserva Ben rendono credibile un uomo interessato non soltanto alla violenza, ma soprattutto al controllo esercitato sugli altri. Quando il film ne svela le motivazioni, Martin perde parte dell’ambiguità iniziale, ma l’attore evita di trasformarlo in un semplice folle e conserva la lucidità del manipolatore.

I momenti migliori arrivano quando Oldman e Bacon si trovano faccia a faccia. Il loro duello avrebbe meritato più spazio delle svolte con cui la sceneggiatura cerca continuamente di rilanciarlo. Karen Young ha invece meno materiale a disposizione: Ellen aiuta Ben nell’indagine, ma il dolore per la perdita dell’amica viene approfondito poco e il legame sentimentale tra i due nasce con eccessiva rapidità.

Martin Thiel in primo piano in Legge criminale (1988).

Legge criminale sfrutta soltanto in parte le possibilità offerte dal conflitto tra coscienza e dovere professionale, sacrificando spesso la credibilità per favorire il gioco di Martin. La regia di Campbell e le interpretazioni di Gary Oldman e Kevin Bacon danno comunque al film abbastanza tensione e personalità da superare diverse forzature. Non è il grande thriller giudiziario suggerito dalle premesse, ma conserva una propria efficacia.

TRAILER
Il mio voto
6/10

Un thriller più interessante per il dilemma che solleva che per il modo in cui riesce a svilupparlo.

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⚠️ Nota: Alcune edizioni potrebbero essere temporaneamente non disponibili. La sezione viene aggiornata periodicamente per segnalarne ristampe o nuove uscite.

Alla prossima visione,

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