Batman Forever (1995)

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: Batman Forever

Regia: Joel Schumacher

Sceneggiatura: Lee Batchler, Janet Scott Batchler, Akiva Goldsman

Cast: Val Kilmer, Tommy Lee Jones, Jim Carrey, Nicole Kidman, Chris O’Donnell, Michael Gough, Pat Hingle, Debi Mazar, Drew Barrymore

Genere: Fantastico, Azione, Avventura

Durata: 121 minuti

Anno: 1995

I neon hanno sostituito le ombre e Gotham non è più la stessa città. Tre anni dopo Batman – Il ritorno (1992), la saga cambia regista, protagonista e identità visiva. Joel Schumacher prende il posto di Tim Burton e conduce Batman Forever (1995) verso un universo più colorato, spettacolare ed esasperato, modificando profondamente l’atmosfera costruita nei due film precedenti. Sotto questa nuova superficie rimangono però il trauma di Bruce Wayne, il desiderio di vendetta e il conflitto tra l’uomo e la maschera.

TRAMA

Gotham City è minacciata da Due Facce (Tommy Lee Jones), un tempo procuratore distrettuale Harvey Dent, rimasto sfigurato durante un processo e deciso a vendicarsi di Batman (Val Kilmer), che considera responsabile della propria condizione. Ossessionato dal dualismo che domina la sua esistenza, il criminale affida le proprie decisioni al lancio di una moneta.

Dietro la maschera, Bruce Wayne dirige la Wayne Enterprises, dove incontra Edward Nygma (Jim Carrey), brillante ricercatore ossessionato dal miliardario e autore di una tecnologia capace di entrare nella mente degli utilizzatori. Il rifiuto di Bruce di finanziare il progetto spinge Nygma verso una progressiva trasformazione che lo porterà ad assumere l’identità dell’Enigmista. Nel frattempo Bruce conosce la dottoressa Chase Meridian (Nicole Kidman), psicologa arrivata a Gotham per collaborare con la polizia e immediatamente affascinata da Batman. Durante uno spettacolo circense, un attacco di Due Facce provoca la morte della famiglia di Dick Grayson (Chris O’Donnell), giovane acrobata che viene successivamente accolto a Villa Wayne.

Mentre Dick cerca vendetta per la propria famiglia, l’Enigmista stringe un’alleanza con Due Facce e porta avanti il proprio progetto, trascinando Bruce in uno scontro che lo costringe a confrontarsi anche con i traumi del proprio passato.

Bruce Wayne e Dick Grayson in Batman Forever (1995).

Il successo dei primi due film aveva trasformato Batman in uno dei personaggi cinematografici più importanti della Warner Bros., ma Batman – Il ritorno aveva anche mostrato quanto la visione di Tim Burton si fosse allontanata dal tradizionale blockbuster destinato al pubblico più ampio. Il tono cupo, la violenza e la natura disturbante di alcuni personaggi avevano provocato reazioni controverse, contribuendo alla decisione dello studio di orientare il terzo capitolo verso una formula più accessibile. Burton rinuncia alla regia ma rimane coinvolto come produttore, mentre la Warner Bros. affida il film a Joel Schumacher. Il nuovo regista sviluppa una propria concezione dell’universo di Batman: l’oscurità non scompare completamente, ma perde il ruolo dominante dei capitoli precedenti a favore di colori saturi, neon, movimenti di macchina più marcati e una maggiore ricerca dello spettacolo.

Il cambiamento emerge soprattutto nella rappresentazione di Gotham. Dopo le scenografie di Anton Furst e Bo Welch, la città viene affidata alla production designer Barbara Ling, che amplia la metropoli attraverso quartieri, strade, ponti e spazi mai mostrati nei film precedenti. Gotham diventa più vasta e verticale, dominata da statue gigantesche, insegne luminose e architetture dalle proporzioni esasperate. L’ambizione produttiva è evidente, ma proprio qui emerge uno dei principali limiti del film. Le strutture industriali, gli edifici gotici e gli spazi oppressivi dei capitoli precedenti lasciano posto a una città nella quale ogni elemento sembra voler attirare l’attenzione. L’accumulo di forme e strutture monumentali rende gli ambienti visivamente rumorosi e meno coerenti, facendo percepire troppo spesso la loro natura di set. Qualche traccia dell’immaginario gotico sopravvive negli interni, a Villa Wayne e in alcune sequenze notturne, senza però riuscire a definire l’identità complessiva del film.

La fotografia di Stephen Goldblatt completa questa nuova impostazione. Verdi, viola, rossi e blu attraversano personaggi e ambienti, mentre fasci di luce e controluce mantengono occasionalmente Batman legato all’oscurità. Il lavoro di Goldblatt, possiede una ricerca tecnica evidente, ma l’illuminazione fortemente cromatica contribuisce a rendere l’immagine ancora più esibita. Il risultato è visivamente ricco e immediatamente riconoscibile, ma meno immersivo e atmosferico rispetto ai capitoli precedenti.

Gotham City illuminata dai neon in Batman Forever (1995).

Anche il costume modifica il modo in cui Batman occupa l’inquadratura. Nei film precedenti il corpo di Michael Keaton veniva spesso nascosto nell’ombra e trasformato attraverso l’immobilità in una presenza quasi astratta. Schumacher mostra invece maggiormente la fisicità dell’eroe. Le forme anatomiche vengono accentuate e il discusso disegno dei capezzoli sul costume nasce dalla volontà del regista di richiamare l’idealizzazione del corpo presente nella scultura classica. Il risultato rimane discutibile, ma risponde alla nuova impostazione: Batman non deve più soltanto emergere dall’oscurità, ma mostrarsi maggiormente allo spettatore.

La Batmobile cambia radicalmente aspetto. Il design più lungo e decorativo abbandona la compattezza della vettura utilizzata nei film precedenti e introduce strutture aperte ed elementi luminosi che la integrano nella nuova Gotham, diventando uno dei simboli più evidenti del cambiamento estetico.

La musica segna un’ulteriore separazione dal passato. Elliot Goldenthal sostituisce Danny Elfman senza tentare di riprodurne il tema. La nuova partitura conserva una dimensione orchestrale, ma assume un carattere più frenetico, eccentrico e teatrale, coerente con l’energia delle immagini. Alla colonna sonora originale si affianca una raccolta di brani pop fortemente legata alla cultura degli anni ’90: Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me degli U2 e soprattutto Kiss from a Rose di Seal diventano parte dell’identità musicale costruita attorno al film.

Batmobile tra le strade di Gotham in Batman Forever (1995).

Il soggetto e la prima sceneggiatura vengono affidati a Lee Batchler e Janet Scott Batchler, mentre Akiva Goldsman interviene successivamente rielaborando il copione. Il tema della doppia identità attraversa personaggi molto differenti: Bruce Wayne convive con Batman, Harvey Dent è diviso dalla personalità di Due Facce, mentre Edward Nygma costruisce progressivamente una nuova versione di se stesso attraverso l’Enigmista.

Il film non trasferisce sullo schermo una singola storia a fumetti, ma riprende elementi appartenenti alla tradizione dei personaggi modificandoli per il nuovo universo cinematografico. L’Enigmista, apparso per la prima volta nel 1948, conserva l’ossessione per gli enigmi e le sfide intellettuali, ma diventa un dipendente della Wayne Enterprises ossessionato da Bruce Wayne. Due Facce, introdotto nei fumetti nel 1942, mantiene la deformazione del volto, la moneta e il dualismo che determina le sue azioni. Dick Grayson conserva invece gli elementi fondamentali delle proprie origini del 1940: appartiene a una famiglia di acrobati, perde i genitori durante uno spettacolo circense e viene accolto da Bruce Wayne. Il personaggio viene però reinterpretato come un giovane più adulto e ribelle rispetto alle origini fumettistiche.

Il rapporto tra Bruce e Dick nasce soprattutto dalla perdita che li accomuna. Il ragazzo vuole vendicarsi di Due Facce, mentre Bruce riconosce nella sua rabbia qualcosa che conosce direttamente e cerca di impedirgli di costruire la propria esistenza attorno alla vendetta. È proprio Bruce Wayne a ricevere il tentativo di approfondimento più interessante. I ricordi dell’assassinio dei genitori riaffiorano e lo costringono a confrontarsi con ciò che lo ha portato a diventare Batman. Una parte consistente di questo percorso viene però ridotta durante il montaggio. Diverse scene eliminate sviluppavano maggiormente il senso di colpa di Bruce per la morte dei genitori, fino alla scoperta del diario del padre e al successivo confronto simbolico con un enorme pipistrello nella Batcaverna. La loro eliminazione rende meno compiuto il percorso interiore di Bruce nella versione cinematografica, privandolo di passaggi fondamentali per comprendere pienamente il superamento del senso di colpa e l’accettazione della propria identità come Batman.

Bruce Wayne affronta il pipistrello gigante in una scena eliminata di Batman Forever (1995).
Bruce Wayne nel confronto simbolico con il pipistrello, sequenza eliminata dalla versione cinematografica.

I due antagonisti avrebbero potuto rafforzare ulteriormente questo discorso. Nygma parte da un’ammirazione ossessiva per Bruce Wayne e trasforma il rifiuto del proprio progetto nel desiderio di dimostrarsi superiore; Due Facce avrebbe invece potuto rappresentare il riflesso più evidente della doppia vita di Batman. La sceneggiatura sviluppa soprattutto il primo, mentre sacrifica progressivamente Harvey Dent, già trasformato quando compare nel film e quasi completamente privato del conflitto dell’uomo che esisteva prima del criminale. L’alleanza con l’Enigmista finisce inoltre per relegarlo al ruolo di complice, sprecando una delle figure potenzialmente più interessanti del racconto.

La continuità con il primo film diventa particolarmente fragile proprio attraverso Harvey Dent. Nel 1989 il procuratore era interpretato da Billy Dee Williams, mentre in Batman Forever il ruolo passa senza alcuna spiegazione a Tommy Lee Jones, modificandone completamente l’aspetto. La trasformazione in Due Facce avviene inoltre fuori campo e viene soltanto ricostruita attraverso il racconto del film. Chase Meridian, creata appositamente per il cinema, offre invece attraverso la professione di psicologa la possibilità di indagare Batman e l’uomo dietro la maschera, ma questa componente viene sfruttata soltanto in parte, lasciando progressivamente maggiore spazio all’attrazione per il vigilante e alla relazione con Bruce Wayne.

Il limite principale nasce dalla quantità di elementi che Batman Forever cerca di contenere. Il passato di Bruce, l’arrivo di Robin, Nygma, Due Facce e la relazione con Chase competono per lo stesso spazio. La sceneggiatura contiene quindi idee più interessanti di quanto la superficie spettacolare del film possa suggerire, ma non concede a tutte il tempo necessario per svilupparsi.

L'Enigmista e Due Facce in Batman Forever (1995).

Il cambio di direzione coinvolge inevitabilmente anche il protagonista. Dopo due film, Michael Keaton lascia il ruolo di Bruce Wayne/Batman e viene sostituito da Val Kilmer, fisicamente più vicino all’immagine tradizionale del personaggio. Più alto e atletico, risulta maggiormente credibile dentro il costume, mentre come Bruce Wayne restituisce eleganza e autorevolezza. Non possiede l’eccentricità nervosa di Keaton, ma proprio la maggiore compostezza lo rende leggermente più convincente nel doppio ruolo. L’interpretazione rimane talvolta eccessivamente fredda e Batman fatica ancora a diventare la figura più incisiva del film, ma guadagna presenza fisica e Bruce Wayne maggiore credibilità rispetto ai capitoli precedenti.

A conquistare gran parte dell’attenzione è invece Jim Carrey. Il suo Edward Nygma passa dall’insicurezza ossessiva del dipendente della Wayne Enterprises all’esibizionismo incontrollabile dell’Enigmista, utilizzando corpo, voce ed espressioni facciali come parti dello stesso spettacolo. Dove Jack Nicholson dominava il film del 1989 attraverso il carisma e la minaccia, Carrey si impone attraverso l’energia. Ogni gesto, battuta ed espressione viene portato all’estremo, rendendo l’Enigmista una presenza difficile da ignorare. Il rischio della caricatura è costante, ma nell’universo costruito da Schumacher trova uno spazio naturale.

Jim Carrey nei panni dell'Enigmista in Batman Forever (1995).

Più problematica risulta la caratterizzazione di Due Facce. Tommy Lee Jones possiede gli strumenti per costruire un Harvey Dent tragico e tormentato, ma il film lo spinge verso lo stesso registro dell’Enigmista. Jones urla, ride e gesticola continuamente, provando a sfruttare il materiale disponibile, ma finisce per competere proprio sul terreno nel quale Carrey risulta inevitabilmente più efficace. La sua interpretazione non manca di impegno: è il personaggio a essere indirizzato verso un’esuberanza che sacrifica quasi completamente il contrasto tra l’ex procuratore e il criminale.

Nicole Kidman porta a Chase Meridian sicurezza, eleganza e una sensualità apertamente sottolineata dalla regia di Schumacher. L’attrice costruisce una donna consapevole della propria seduzione e capace di provocare direttamente Batman, mentre il film gioca con un Bruce Wayne costretto quasi a competere sentimentalmente con la propria identità mascherata. La sceneggiatura finisce per ricondurla verso una funzione sentimentale più tradizionale, ma Kidman rimane magnetica e conferisce al personaggio una presenza superiore alla profondità concessale dalla scrittura.

Chris O’Donnell affronta Dick Grayson con energia e impulsività, rendendo credibile soprattutto la rabbia che accompagna il personaggio. Il suo Robin è più fisico e ribelle rispetto all’immagine cinematografica di Burt Ward, ma l’età percepita dell’interprete indebolisce il rapporto protettivo con Bruce: O’Donnell appare già come un uomo autonomo più che come un ragazzo bisognoso di una guida. La sua interpretazione funziona soprattutto nel rapporto conflittuale che progressivamente si sviluppa con Bruce.

Michael Gough conserva il carattere paterno del suo Alfred e trova nell’arrivo di Dick un nuovo rapporto da sviluppare all’interno di Villa Wayne. Pat Hingle torna come commissario Gordon, ancora relegato a una funzione secondaria, mentre Drew Barrymore e Debi Mazar interpretano Sugar e Spice, perfettamente inserite nell’estetica costruita attorno alle due metà di Due Facce.

Chase Meridian e Batman in Batman Forever (1995).

Batman Forever rappresenta una rottura evidente con i due capitoli precedenti senza cancellarne completamente l’eredità. Joel Schumacher abbandona gran parte del fascino gotico costruito da Tim Burton e realizza un universo dominato dal colore, dai neon e dalla ricerca continua dello spettacolo. Qualche traccia dell’oscurità precedente sopravvive, ma la nuova Gotham, nonostante l’imponenza produttiva, perde atmosfera e appare spesso troppo artificiale.

Dietro l’impatto visivo si nasconde però un film meno semplice di quanto possa sembrare. Il conflitto di Bruce Wayne, l’arrivo di Robin e il tema dell’identità introducono idee interessanti che la sceneggiatura sviluppa soltanto in parte, mentre Due Facce rimane l’occasione sprecata più evidente.

Val Kilmer offre una presenza fisica convincente e un Bruce Wayne più composto, ma ancora una volta sono gli antagonisti ad attirare maggiormente l’attenzione, soprattutto attraverso l’energia incontenibile di Jim Carrey.

Batman Forever rimane così sospeso tra due identità, proprio come molti dei suoi personaggi. Non possiede il fascino dei film di Burton e alcune scelte estetiche risultano difficili da difendere, ma non è ancora la caricatura nella quale questa nuova direzione finirà per trasformarsi.

TRAILER
Il mio voto
6/10

Un cambio di direzione ricco di buone intuizioni, penalizzato soprattutto da un’estetica troppo artificiale e da una spettacolarità che spesso prende il sopravvento sul racconto.

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⚠️ Nota: Alcune edizioni potrebbero essere temporaneamente non disponibili. La sezione viene aggiornata periodicamente per segnalare ristampe o nuove uscite.

Alla prossima visione,

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