
Titolo originale: Batman & Robin
Regia: Joel Schumacher
Sceneggiatura: Akiva Goldsman
Cast: Arnold Schwarzenegger, George Clooney, Chris O’Donnell, Uma Thurman, Alicia Silverstone, Michael Gough, Pat Hingle, Elle Macpherson, Robert Swenson
Genere: Fantastico, Azione, Avventura
Durata: 125 minuti
Anno: 1997
Una carta di credito nera, pattini nascosti negli stivali, armature modellate fin nei dettagli anatomici e una quantità interminabile di battute sul ghiaccio. Sono alcuni degli elementi che hanno fissato la reputazione di Batman & Robin nell’immaginario collettivo. Nel 1997, Joel Schumacher tornava invece a Gotham con l’intenzione di ampliare il colore, l’umorismo e lo spettacolo di Batman Forever (1995), realizzando il quarto capitolo dell’antologia iniziata da Tim Burton. Quella nuova avventura avrebbe finito per chiudere la saga e conquistare un posto ricorrente tra i film più criticati e derisi nella storia del cinema supereroistico.
Gotham City viene colpita da una serie di furti di diamanti compiuti da Mr. Freeze (Arnold Schwarzenegger), criminale costretto a vivere a temperature estremamente basse e a utilizzare le pietre preziose per alimentare la propria armatura criogenica. Dietro questa identità si nasconde lo scienziato Victor Fries, rimasto vittima di un incidente mentre cercava una cura per la moglie Nora (Vendela Kirsebom), affetta dalla sindrome di MacGregor e mantenuta in animazione sospesa. Batman (George Clooney) e Robin (Chris O’Donnell) tentano di fermarlo, ma l’impulsività di Dick Grayson alimenta nuove tensioni tra i due vigilanti.
In un laboratorio sudamericano della Wayne Enterprises, la botanica Pamela Isley (Uma Thurman) scopre che il proprio superiore, il dottor Jason Woodrue (John Glover), utilizza segretamente le sue ricerche per sviluppare il Venom, un composto destinato alla creazione di supersoldati. Dopo avere assistito alla trasformazione del detenuto Antonio Diego (Jeep Swenson) nel gigantesco Flagello (Bane), Pamela minaccia di denunciare il progetto. Woodrue cerca allora di eliminarla, ma l’esposizione alle tossine modifica profondamente la donna, che assume l’identità di Poison Ivy e parte per Gotham insieme a Bane.
Nel frattempo Barbara Wilson (Alicia Silverstone), nipote di Alfred (Michael Gough), arriva a Villa Wayne nascondendo le vere ragioni del proprio allontanamento dalla scuola. Anche il maggiordomo conserva un segreto: le sue condizioni di salute stanno peggiorando e la malattia che lo ha colpito stabilisce un legame inatteso con le ricerche di Victor Fries.
Giunta in città, Poison Ivy sfrutta le proprie capacità di seduzione per avvicinarsi a Batman e Robin, aggravando il conflitto già esistente tra loro. L’incontro con Mr. Freeze conduce alla nascita di un’alleanza destinata a mettere in pericolo l’intera Gotham, mentre Bruce, Dick e Barbara vengono progressivamente coinvolti in una minaccia che costringerà la famiglia di Villa Wayne a trovare un nuovo equilibrio.

Il successo commerciale di Batman Forever (1995) convince la Warner Bros. a confermare la direzione intrapresa e a richiamare Joel Schumacher, mentre Tim Burton, ancora produttore del capitolo precedente, rimane per la prima volta completamente fuori dalla saga. Lo studio punta a un intrattenimento più adatto alle famiglie e capace di sostenere la vendita di giocattoli e prodotti collegati, ma sarebbe riduttivo attribuirgli ogni responsabilità. Schumacher condivide l’intenzione di aumentare l’umorismo, il colore e l’azione introdotti nel film precedente e avrebbe successivamente dichiarato di avere approvato le principali decisioni senza considerarsi una vittima della produzione.
La direzione scelta viene mostrata fin dall’ingresso dei protagonisti. La vestizione di Batman e Robin concentra l’attenzione sui dettagli anatomici delle armature, prima di lasciare spazio a una battuta sulla Batmobile e alla rapina di Mr. Freeze in un museo trasformato in pista di pattinaggio. Il confronto prosegue tra combattimenti sul ghiaccio, un razzo lanciato sopra Gotham e i due vigilanti costretti a utilizzarne i portelloni come tavole per tornare a terra. Il film raggiunge così il massimo livello di esasperazione nei primi minuti e prova a mantenerlo per tutta la durata, ricorrendo a inquadrature inclinate, ingressi costruiti come apparizioni e scene d’azione organizzate come numeri circensi.
Il camp è una scelta consapevole. Schumacher non tenta di nascondere l’artificialità del mondo rappresentato e spinge gli attori verso una recitazione teatrale, fatta di gesti esibiti, pose e battute pronunciate cercando continuamente l’effetto. La macchina da presa partecipa a questa impostazione seguendo i personaggi come se si trovassero sopra un palcoscenico. Batman & Robin assume così la forma di un cartone animato dal vivo, coerente con la volontà di realizzare un’avventura più leggera, ma talmente uniforme nel ritmo da affrontare quasi ogni momento con la stessa enfasi.
Dopo avere ridisegnato Gotham in Batman Forever, la production designer Barbara Ling ne amplia ulteriormente le dimensioni. Statue colossali, ponti sovrapposti, osservatori e strutture dalle proporzioni impossibili compongono una metropoli nella quale confluiscono costruttivismo russo, Art Nouveau, Machine Age e le luci di Tokyo. La stessa Ling la descrisse come un’esposizione universale sotto l’effetto dell’ecstasy. Molti ambienti vengono costruiti fisicamente e il ghiaccio che ricopre la città richiede mesi di ricerca e sei mesi di realizzazione, attraverso una combinazione di resine rinforzate con fibre scelta per ottenere superfici traslucide. Il laboratorio di Jason Woodrue riprende invece l’immaginario dei vecchi film dedicati agli scienziati folli, spingendolo verso forme e colori vicini a Las Vegas.

Confermato dopo Batman Forever, il direttore della fotografia Stephen Goldblatt prosegue la ricerca cromatica iniziata nel capitolo precedente. Verde, viola, rosso e blu si riflettono sulle armature, sul ghiaccio e sulle superfici metalliche, rafforzando lo stile grafico e apertamente fumettistico cercato da Schumacher. Il risultato possiede un’identità precisa, ma l’abbondanza di luci, costruzioni e colori rende difficile percepire Gotham come una città abitata. Gli ambienti assumono soprattutto la funzione di grandi palcoscenici destinati a ospitare inseguimenti, entrate spettacolari e combattimenti.
I costumi proseguono la ricerca anatomica avviata nel film precedente. I capezzoli sono diventati il dettaglio più discusso, ma appartengono a un disegno più ampio sviluppato dallo scultore principale José Fernandez, che indicò nelle armature romane una delle principali fonti d’ispirazione. I primi piani su busti, glutei e corazze accentuano inoltre la componente sensuale della regia. La nuova Batmobile, il Freezemobile, le motociclette e gli accessori seguono la stessa volontà di assegnare a ogni personaggio un’immagine distinta. Effetti pratici, modellini, stunt e interventi digitali permettono infine di ampliare l’azione fino al congelamento di Gotham, ma la rapina iniziale e la minaccia conclusiva vengono affrontate con un’intensità quasi identica, impedendo allo spettacolo di costruire una vera progressione.
Elliot Goldenthal conserva la direzione musicale introdotta in Batman Forever, riprendendone i temi e alternando marce eroiche, passaggi grotteschi e aperture più drammatiche. Alla partitura si affianca una raccolta di brani legata alla scena musicale degli anni ’90. The End Is the Beginning Is the End degli Smashing Pumpkins, premiata con un Grammy per la migliore interpretazione hard rock, accompagna i titoli di coda con sonorità più oscure rispetto all’impostazione dominante del film.

Akiva Goldsman, già co-sceneggiatore di Batman Forever, firma da solo il quarto capitolo. Il tono richiama apertamente la serie televisiva degli anni ’60 attraverso battute, situazioni improbabili e criminali spinti verso la caricatura, anche se Joel Schumacher indicò più genericamente nei fumetti letti durante l’infanzia il riferimento principale della propria visione. Il Batman interpretato da Adam West affrontava l’assurdo con assoluta serietà, affidando la comicità al contrasto tra il comportamento dei personaggi e le situazioni nelle quali si trovavano. Qui le battute vengono invece continuamente sottolineate, fino a rendere il gioco di parole una componente quasi obbligatoria dei dialoghi.
Nel passaggio al cinema, i personaggi dei fumetti vengono profondamente modificati per adattarli alla nuova impostazione. Mr. Freeze conserva il nome Victor Fries e l’impossibilità di sopravvivere a temperature normali, mentre la storia della moglie Nora recupera la dimensione tragica resa celebre dalla serie animata degli anni ’90. Lo scienziato disposto a tutto pur di salvarla offre al film una base emotiva precisa, continuamente interrotta dalle battute sul ghiaccio. Poison Ivy mantiene il legame con le piante, il bacio velenoso e la capacità di manipolare gli uomini attraverso i feromoni, ma la difesa del mondo vegetale viene trasformata in un progetto per eliminare l’umanità.
Il trattamento più radicale riguarda Flagello, versione cinematografica di Bane. Nei fumetti, la forza fisica di Bane si univa a intelligenza, capacità strategica e preparazione, qualità che gli avevano permesso di scoprire l’identità di Batman e spezzargli la schiena durante Knightfall. Nel film diventa un servitore quasi privo di linguaggio e volontà, del quale rimangono soltanto il Venom e i muscoli. Anche Batgirl viene separata dalle proprie origini: Barbara non è la figlia del commissario Gordon, ma la nipote di Alfred, una modifica che permette di introdurla direttamente a Villa Wayne. La scoperta della Batcaverna e il costume già preparato dallo zio rendono però la sua trasformazione immediata, senza un percorso capace di condurla realmente al ruolo.
Dopo tre film legati in misura differente all’omicidio dei genitori di Bruce Wayne, Goldsman concentra l’attenzione sulla possibilità di perdere Alfred nel presente. La malattia del maggiordomo stabilisce il legame più importante tra Batman e Mr. Freeze: Bruce cerca di salvare l’uomo che lo ha cresciuto, mentre Victor dedica le proprie ricerche alla sopravvivenza di Nora. Entrambi si trovano davanti alla stessa paura, ma Freeze lascia che il dolore si trasformi in vendetta. Nel confronto finale Batman non si limita a sconfiggerlo: gli mostra che la moglie è ancora viva, si rivolge alla parte del medico rimasta in lui e ottiene la cura necessaria ad Alfred.

Questa linea narrativa trova poco spazio in una storia impegnata a introdurre Mr. Freeze, Poison Ivy, Bane, l’arrivo di Barbara, la nascita di Batgirl, le tensioni tra Batman e Robin e il congelamento di Gotham. Il rapporto tra Bruce e Dick dovrebbe sviluppare fiducia e responsabilità: il primo teme che l’impulsività del compagno possa condurlo alla morte, mentre il secondo interpreta la sua protezione come una mancanza di rispetto. Il conflitto viene però riproposto attraverso discussioni molto simili e il fascino di Poison Ivy diventa soltanto un ulteriore motivo per dividerli.
Anche l’alleanza tra Freeze e Ivy rivela la fragilità della costruzione. Lo scienziato vuole provocare una nuova era glaciale, mentre la donna intende restituire il pianeta alla vegetazione. Il film non chiarisce come il congelamento globale possa accordarsi con la sopravvivenza delle piante che Ivy vorrebbe diffondere, limitandosi ad affidare il progetto ai suoi organismi mutanti. Il rapporto tra i due viene quindi sostenuto dall’inganno sulla morte di Nora più che da obiettivi realmente compatibili. Allo stesso modo, l’ingresso di Batgirl amplia il gruppo degli eroi senza modificare in profondità i rapporti già esistenti.
Perdita, famiglia e fiducia attraversano la sceneggiatura, ma non riescono a diventare il centro del film. La malattia di Alfred e il dolore di Victor Fries vengono collocati accanto a battute, seduzioni e combattimenti affrontati con la stessa leggerezza, impedendo ai momenti drammatici di conservare il proprio peso. Lo stesso Goldsman riconobbe anni dopo di non avere reso credibili le emozioni: il problema non risiede nell’assenza di idee, ma nel tono scelto per svilupparle.

Il cambio di protagonista aggrava ulteriormente il problema. George Clooney sostituisce Val Kilmer nel ruolo di Bruce Wayne/Batman e possiede il fascino, l’eleganza e la sicurezza richiesti alla vita pubblica del miliardario. Dietro questa superficie, però, non lascia intravedere una parte più oscura. Bruce attraversa ricevimenti, relazioni e momenti privati con lo stesso atteggiamento rilassato che conserva una volta indossata la maschera; anche la voce, le espressioni e l’accenno di sorriso rimangono quasi invariati. Batman perde così mistero, tormento e capacità intimidatoria, mentre il costume non rivela una seconda identità ma si limita a coprire il volto dell’attore. Michael Keaton aveva faticato a rendere credibili entrambi i lati del personaggio, pur migliorando in Batman – Il ritorno (1992); Kilmer aveva guadagnato presenza fisica e autorevolezza, rimanendo però freddo. Clooney scende ancora più in basso e appare estraneo al personaggio che dovrebbe guidare il film: è il peggior Batman dell’antologia e il peggior Batman cinematografico di sempre.
La scelta di Arnold Schwarzenegger punta soprattutto sulla presenza fisica, sul carisma e sulla popolarità internazionale. L’armatura illuminata, il trucco e le continue battute trasformano Mr. Freeze in una figura impossibile da ignorare, ma lasciano pochissimo spazio allo scienziato che tenta di salvare la moglie. Schwarzenegger affronta con convinzione il registro esagerato richiesto da Schumacher, senza riuscire a tenere uniti spettacolo e tragedia. Quando il personaggio passa dai giochi di parole al dolore per Nora, le due componenti sembrano appartenere a interpretazioni differenti e Victor Fries non acquista mai una vera continuità emotiva.


Uma Thurman comprende invece il tono del film e lo trasforma in uno stile preciso. All’inizio restringe i movimenti, abbassa lo sguardo e rende Pamela Isley impacciata e quasi incapace di occupare lo spazio. Dopo la trasformazione cambia voce, postura e ritmo, costruendo Poison Ivy come una diva teatrale sospesa tra Mae West, il fumetto e la parodia. La sua prova non cerca realismo e utilizza pose, pause e doppi sensi come parti della stessa caricatura. Il personaggio rimane ripetitivo e scritto in modo superficiale, ma Thurman accetta pienamente il camp senza lasciarsene travolgere e offre l’interpretazione più riuscita del film.
Chris O’Donnell perde gran parte del materiale che sosteneva Dick Grayson in Batman Forever. La rabbia per la morte della famiglia e il desiderio di vendetta vengono sostituiti da una continua insofferenza verso Batman, che l’attore esprime quasi sempre con lo stesso tono irritato. L’età ormai adulta dell’interprete rende ancora meno credibile un Robin trattato come un adolescente capriccioso. Alicia Silverstone rimane invece ai margini fino alla rapida trasformazione in Batgirl. La sua Barbara appare poco espressiva, non costruisce un rapporto significativo con Bruce e fatica ad acquistare autorevolezza una volta indossato il costume. La debolezza della prova e quella della scrittura possono essere criticate, ma vanno separate dall’accanimento che nel 1997 colpì il corpo dell’attrice, completamente estraneo a qualsiasi valutazione cinematografica.
Michael Gough conserva il tono affettuoso e paterno sviluppato nei tre capitoli precedenti. Affronta la malattia di Alfred senza adeguarsi alla recitazione cartoonesca dominante e rende percepibile il legame con Bruce attraverso silenzi, sguardi e piccoli cambiamenti nella voce. La sottotrama rischia a volte di forzare il melodramma, ma Gough mantiene un’autenticità assente nel resto del film e diventa il principale riferimento emotivo del racconto.
John Glover interpreta Jason Woodrue come uno scienziato folle apertamente caricaturale, seguendo la direzione con cui Schumacher ricordava al cast di trovarsi dentro un cartone animato. Jeep Swenson offre a Flagello la fisicità richiesta senza ricevere un personaggio da sviluppare, mentre Elle Macpherson rimane confinata nella funzione decorativa di Julie Madison. Pat Hingle torna infine come commissario Gordon, ormai ridotto a una presenza marginale e facilmente manipolata da Poison Ivy.

Batman & Robin spinge la svolta iniziata con Batman Forever oltre ogni equilibrio. L’umorismo diventa una successione di battute, l’azione non costruisce una vera progressione e la quantità di personaggi impedisce alle singole storie di trovare spazio. Anche gli elementi più interessanti, dalla paura di Bruce di perdere Alfred al dolore di Victor Fries per Nora, restano intrappolati in uno spettacolo incapace di rallentare quando sarebbe necessario.
Le reazioni che accompagnano l’uscita trasformano rapidamente questi limiti in una condanna destinata a durare. Le numerose candidature ai Razzie consolidano la pessima reputazione del film, mentre la cancellazione del quinto capitolo già in preparazione lo identifica come il titolo responsabile della fine della saga. Considerarlo uno dei punti più bassi del cinema supereroistico è comprensibile; collocarlo automaticamente tra i peggiori film mai realizzati lo è meno. Le scenografie di Barbara Ling, la fotografia di Stephen Goldblatt, l’interpretazione di Uma Thurman e il rapporto tra Bruce e Alfred non bastano a risollevarlo, ma impediscono di considerarlo completamente privo di meriti.
Come ultimo capitolo dell’antologia, Batman & Robin conclude un percorso nel quale lo spettacolo ha progressivamente sottratto spazio al protagonista. Nel 1989 le voci impaurite di due criminali bastavano a trasformare Batman in una leggenda urbana; otto anni dopo il vigilante partecipa a un’asta mostrando una carta di credito personalizzata. Tra queste due immagini si misura l’intera distanza attraversata dalla saga. Il risultato è disastroso, a tratti estenuante e incapace di controllare i propri eccessi, ma meno vuoto di quanto la sua fama lasci immaginare: il problema non è che non abbia nulla da offrire, ma che quasi tutto venga soffocato dal bisogno di offrire troppo.
Una conclusione disastrosa per l’antologia, soffocata da battute, personaggi e spettacolo fuori controllo.
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Il Collezionista di Cinema
