Lady Vendetta (2005)

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: 친절한 금자씨 Chinjeolhan Geum-ja-ssi

Regia: Park Chan-wook

Sceneggiatura: Jeong Seo-Gyeong, Park Chan-wook

Cast: Lee Young-ae, Choi Min-sikn, Kwon Yea-young, Kang Hye-jeong, Ra Mi-ran

Genere: Drammatico, Thriller

Durata: 115 minuti

Anno: 2005

Uscita italiana: 2006

La vendetta può nascere da un gesto improvviso, trasformarsi in un meccanismo perfettamente controllato oppure consumare un’intera esistenza nell’attesa del momento giusto. Dopo la tragica concatenazione di Mr. Vendetta (2002) e il perverso disegno psicologico di Oldboy (2003), Park Chan-wook conclude la sua Trilogia della vendetta affidando a una donna il progetto più paziente e stratificato dell’intero percorso.

Con Lady Vendetta (2005), il regista torna a osservare il confine mutevole tra vittime e carnefici, spostando il centro del racconto verso la colpa, la maternità e il desiderio di espiazione. Per Lee Geum-ja, vendicarsi significa anche tentare di recuperare una parte della vita che le è stata sottratta.

TRAMA

Nel 1991, la giovane Lee Geum-ja (Lee Young-ae) viene arrestata per il rapimento e l’omicidio di un bambino. Durante i tredici anni e mezzo trascorsi in carcere, il comportamento premuroso verso le altre detenute e l’apparente avvicinamento alla fede cristiana le procurano la fama di prigioniera modello, trasformandola agli occhi dell’opinione pubblica in un simbolo di pentimento e redenzione.

Una volta tornata in libertà, Geum-ja abbandona però l’immagine docile costruita durante la detenzione. Dietro la sua confessione si nasconde infatti il ricatto di Mr. Baek (Choi Min-sik), l’uomo realmente responsabile del delitto, che l’aveva costretta ad assumersi la colpa minacciando la figlia appena nata.

Determinata a vendicarsi, Geum-ja trova lavoro in una pasticceria e ricontatta alcune ex compagne di carcere. I legami e i debiti di riconoscenza coltivati negli anni diventano così gli strumenti di un piano preparato con pazienza, mentre la ricerca di Baek si intreccia con quella della figlia Jenny (Kwon Yea-young), adottata da una coppia australiana poco dopo la sua condanna.

L’incontro con la ragazza riporta Geum-ja davanti alle conseguenze della propria assenza e al tempo che nessuna vendetta potrà restituirle. Tornata a Seul insieme a Jenny, riprende il suo progetto, ma quando riesce finalmente a raggiungere Baek scopre che la verità sul suo passato è ancora più terribile di quanto immaginasse. Quello che era nato come un conto personale assume allora una dimensione più ampia, coinvolgendo altre persone segnate dai crimini dell’uomo e ponendole davanti a una scelta estrema.

Primo piano di Lee Geum-ja e Jenny con una pistola tra le mani in Lady Vendetta (2005).

Dopo la concretezza e il montaggio ellittico di Mr. Vendetta e la claustrofobia visiva di Oldboy, Park Chan-wook conclude la trilogia scegliendo per Lady Vendetta una regia più elegante, simbolica e aperta alla dimensione onirica. Il racconto passa continuamente dal presente agli anni trascorsi in carcere, ricostruendo poco alla volta i rapporti creati da Geum-ja. In altri momenti, fantasie e apparizioni vengono inserite nelle scene come se appartenessero alla realtà. Alcune immagini non devono quindi essere interpretate in senso letterale, ma rendono visibili il senso di colpa, la memoria e il desiderio di redenzione della protagonista.

Il film assume così i contorni di una fiaba nera, nella quale il dramma convive con il grottesco e l’ironia. Affiancato dal direttore della fotografia Chung Chung-hoon, Park inserisce fantasie e apparizioni all’interno di situazioni reali, senza fornire sempre una spiegazione immediata. Le scelte visive non hanno una funzione puramente decorativa, ma accompagnano i cambiamenti di Geum-ja e il progressivo avvicinamento alla vendetta.

Lee Geum-ja trascina una figura con il volto di Mr. Baek e il corpo di un cane in una scena onirica di Lady Vendetta (2005).

Il colore occupa un ruolo importante. Il rosso del trucco intorno agli occhi segna il rifiuto da parte di Geum-ja dell’immagine gentile costruita durante la detenzione, mentre il bianco ritorna nel tofu, nei dolci e nella neve, richiamando l’idea di purezza che attraversa il film. Anche i costumi e gli ambienti cambiano: ai colori più accesi della prima parte seguono progressivamente tonalità più spente e spazi più freddi.

Di Lady Vendetta esiste anche una versione denominata Fade to Black and White. All’epoca venne proiettata soltanto in un numero limitato di sale della Corea del Sud attrezzate con tecnologia digitale DLP, mentre in seguito arrivò in home video in Corea del Sud, Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Non contiene scene aggiuntive e conserva lo stesso montaggio della versione interamente a colori: la differenza riguarda il trattamento cromatico, che dalla metà del film perde gradualmente saturazione fino a raggiungere il bianco e nero nella parte conclusiva. La trasformazione accompagna il passaggio dagli ambienti più vivaci della prima parte agli spazi freddi dell’ultimo atto e rafforza il legame tra il bianco e il desiderio di purificazione di Geum-ja.

Anche la musica contribuisce all’identità del film. La colonna sonora richiama la musica classica europea attraverso archi, clavicembalo e la rielaborazione di Ah ch’infelice sempre, dalla cantata Cessate, omai cessate di Antonio Vivaldi. Ricorre inoltre il Capriccio n. 24 di Niccolò Paganini. Questi brani conferiscono solennità alla preparazione della vendetta e creano un contrasto netto con la violenza verso cui procede il racconto.

Quando il piano raggiunge la sua fase decisiva, il racconto abbandona quasi completamente i continui spostamenti tra luoghi e tempi diversi. L’azione rimane concentrata nell’edificio abbandonato e la macchina da presa osserva soprattutto i personaggi chiamati a decidere come agire. La parte conclusiva non si concentra soltanto sui gesti violenti, ma sul tempo che li precede e sulle reazioni di chi è chiamato a compierli. Alcune azioni vengono mostrate direttamente, mentre altre rimangono fuori campo e sono ricostruite attraverso i suoni, i silenzi e i volti dei personaggi. L’attenzione si sposta così dall’atto violento alle persone coinvolte e alla scelta che stanno compiendo.

I familiari delle vittime riuniti nell’edificio abbandonato nella versione Fade to Black and White di Lady Vendetta
I familiari delle vittime riuniti nell’ultimo atto di Lady Vendetta, ormai completamente in bianco e nero nella versione Fade to Black and White.

La sceneggiatura, scritta da Park Chan-wook insieme a Jeong Seo-kyeong, non presenta Geum-ja come completamente innocente o colpevole. Baek la costringe ad assumersi la responsabilità dell’omicidio di Won-mo minacciando sua figlia, ma la donna era stata comunque coinvolta nel rapimento del bambino. La scelta compiuta per salvare Jenny la conduce in carcere e permette a Baek di rimanere libero. Geum-ja non è responsabile delle azioni successive dell’uomo, ma continua ad attribuirsi una parte di quella colpa.

La reputazione quasi “santa” di Geum-ja nasce inizialmente dal contrasto tra il suo volto giovane e innocente, mostrato dai media, e la gravità del delitto del quale si è dichiarata colpevole. Durante la detenzione rafforza quell’immagine assistendo le compagne malate, aiutando le più deboli e mostrando un’apparente conversione alla fede cristiana. Il predicatore trasforma così la sua storia in un esempio pubblico di pentimento, mentre tra le detenute diventa nota come “Geum-ja dal cuore gentile”. Dietro questa condotta esiste però anche una strategia: gli aiuti prestati le permettono di costruire una rete di riconoscenza da utilizzare dopo la liberazione. La sceneggiatura lascia convivere calcolo e compassione, senza ridurre ogni suo gesto a una semplice finzione. Il rifiuto del tofu offertole all’uscita dal carcere segna la rottura con quella redenzione attribuitale dagli altri: Geum-ja non si considera ancora purificata e non intende continuare a interpretare il ruolo costruito durante la prigionia.

Il predicatore offre il tofu a Lee Geum-ja dopo la sua uscita dal carcere in Lady Vendetta (2005).

La scelta di affidare il racconto a una protagonista femminile rappresenta un passaggio importante nel percorso di Park Chan-wook. Il regista ha spiegato che, dopo Oldboy, rimase insoddisfatto della posizione riservata a Mi-do, unico personaggio principale escluso dalla verità controllata dai due protagonisti maschili. In Lady Vendetta è invece Geum-ja a conoscere i fatti, preparare il piano e coordinare le persone coinvolte. Questa maggiore libertà d’azione non rende automaticamente giuste le sue decisioni, ma le permette di determinare personalmente la direzione della storia.

La prima parte ricostruisce i rapporti nati in carcere attraverso numerosi flashback e brevi episodi dedicati alle ex detenute. Ogni incontro introduce una persona destinata ad avere una funzione nel piano, ma l’accumulo iniziale di nomi, momenti e spostamenti temporali rende il racconto meno immediato. La struttura diventa più chiara quando Geum-ja torna in libertà e comincia a riunire gli elementi preparati durante la prigionia, anche se alcuni passaggi richiedono allo spettatore di ricostruire autonomamente l’ordine degli eventi.

La costruzione della vendetta distingue Lady Vendetta dagli altri capitoli della trilogia. In Mr. Vendetta gli eventi sfuggivano rapidamente alle intenzioni iniziali, mentre in Oldboy Woo-jin guidava Dae-su all’interno di una trappola psicologica preparata in ogni dettaglio. Geum-ja costruisce invece il proprio piano attraverso rapporti, favori e strumenti raccolti durante gli anni di detenzione. Quando scopre che le azioni di Baek hanno coinvolto altre persone, però, comprende che quella vendetta non appartiene più soltanto a lei. Il confronto individuale si allarga così a chi ha subito le conseguenze dei crimini dell’uomo e alla scelta tra affidarsi alla legge oppure agire direttamente.

Il rapporto con Jenny impedisce che la vendetta rimanga l’unico centro del personaggio. Geum-ja può ritrovare la figlia e spiegarle la ragione della propria assenza, ma non recuperare gli anni trascorsi lontano da lei. Jenny ha ormai una famiglia, una lingua e una vita costruita in Australia; il legame con la madre biologica permette un riavvicinamento, senza cancellare la distanza prodotta dal tempo. Maternità, vendetta ed espiazione finiscono quindi per dipendere l’una dall’altra: Geum-ja spera di punire Baek, tornare a essere madre e liberarsi dal senso di colpa, ma il film mantiene separati il raggiungimento della vendetta e la possibilità di ottenere una vera redenzione.

Lee Geum-ja e la figlia Jenny si guardano in un momento di confronto in Lady Vendetta (2005).

Prima di Lady Vendetta, Lee Young-ae era conosciuta dal pubblico coreano soprattutto per personaggi dolci, rassicuranti e riservati. Park Chan-wook ha dichiarato di avere sfruttato consapevolmente questa immagine nel ruolo di Geum-ja. Il volto dell’attrice rende infatti credibile la reputazione quasi angelica conquistata dal personaggio, ma produce anche un contrasto con la freddezza mostrata durante la preparazione della vendetta.

In carcere Lee Young-ae accompagna la gentilezza di Geum-ja con sorrisi e modi rassicuranti; dopo la liberazione conserva la stessa calma, utilizzandola però per preparare il proprio piano. Il rapporto con Jenny introduce un comportamento meno sicuro, legato alla difficoltà di avvicinarsi a una figlia cresciuta lontano da lei. La detenuta premurosa, la madre e la vendicatrice rimangono così riconoscibili all’interno dello stesso personaggio.

Choi Min-sik, dopo avere interpretato Oh Dae-su in Oldboy, assume qui il ruolo opposto di Mr. Baek, l’uomo dal quale ha origine il progetto di Geum-ja. Nelle scene quotidiane mostra Baek mentre insegna, mangia e parla con la moglie come un uomo qualsiasi. Proprio questa normalità contrasta con ciò che il personaggio nasconde.

Kwon Yea-young interpreta Jenny unendo rabbia, curiosità e bisogno di comprendere. La difficoltà nel comunicare in coreano rende concreta la distanza dalla madre biologica: Jenny non deve soltanto conoscere Geum-ja, ma trovare un modo per parlare con una donna alla quale è legata e che per lei rimane quasi un’estranea. Le ex detenute completano il cast con personaggi spesso eccentrici e grotteschi, mostrando attraverso la loro collaborazione quanto Geum-ja abbia preparato il proprio piano durante gli anni trascorsi in carcere.

Choi Min-sik interpreta Mr. Baek durante una telefonata in Lady Vendetta (2005).

Lady Vendetta porta la vendetta fino al punto in cui dovrebbe finalmente liberare Geum-ja dal passato, ma separa il raggiungimento della punizione dalla possibilità di guarire. Il piano può condurla davanti all’uomo che le ha sottratto tredici anni, senza restituirle il tempo trascorso in carcere, gli anni perduti con Jenny o l’innocenza alla quale continua ad aspirare.

Nelle immagini conclusive tornano il bianco, il cibo e la neve, riprendendo i simboli introdotti fin dall’uscita di Geum-ja dal carcere. La purezza che inizialmente respingeva perché attribuitale dagli altri diventa qualcosa che desidera realmente, ma che la vendetta da sola non può garantirle.

Park Chan-wook conclude così la trilogia con il capitolo più simbolico e spirituale. Meno travolgente di Oldboy, ma più compiuto di Mr. Vendetta, il film affida a Geum-ja il controllo della propria vendetta senza concederle automaticamente la possibilità di assolversi.

TRAILER
Il mio voto
8/10

Una chiusura visivamente ricercata, che distingue la vendetta dalla redenzione. La struttura iniziale è poco fluida, ma l’ultimo atto ne compie il conflitto morale.

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Alla prossima visione,

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